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Il mito della performance nella Pubblica Amministrazione: una riflessione critica

Negli ultimi decenni, la Pubblica Amministrazione (PA) italiana ha vissuto una profonda trasformazione, con riforme più o meno epocali, ispirate dai principi del New Public Management.

L’introduzione di concetti mutuati dal settore privato, come la misurazione della performance, mirava a rendere la PA più efficiente e orientata ai risultati. Tuttavia, questo approccio ha generato una serie di criticità che meritano una riflessione approfondita.

L’inadeguatezza dei sistemi di misurazione adottati

Il primo nodo critico riguarda l’inadeguatezza dei sistemi di misurazione adottati. La complessità e la multidimensionalità dei servizi pubblici mal si prestano a essere catturate da indicatori puramente quantitativi. Come misurare, ad esempio, l’efficacia di un servizio educativo o sanitario? La tendenza a privilegiare ciò che è facilmente misurabile rischia di trascurare aspetti qualitativi fondamentali, come la soddisfazione dell’utente o l’impatto sociale a lungo termine. Inoltre, l’eccessiva standardizzazione degli indicatori non tiene conto delle specificità dei diversi settori della PA, portando a una perdita di informazioni cruciali sulle reali prestazioni. Si aggiunge a ciò il rischio di “gaming” del sistema, dove si lavora per migliorare l’indicatore piuttosto che la performance reale, come nel caso di ospedali che anticipano interventi meno urgenti per ridurre le liste d’attesa.

La potenziale distorsione degli obiettivi propri della PA

Un secondo aspetto critico è la potenziale distorsione degli obiettivi propri della PA. L’enfasi sull’efficienza può entrare in conflitto con principi fondamentali come l’equità e la giustizia sociale. Ad esempio, mantenere servizi in aree remote può risultare “inefficiente” secondo certi parametri, ma essere socialmente necessario. La focalizzazione su obiettivi facilmente quantificabili rischia di trascurare aspetti più complessi, ma cruciali del servizio pubblico. Valutare le scuole solo in base ai risultati dei test standardizzati, ad esempio, ignora lo sviluppo complessivo degli studenti e il ruolo sociale dell’istituzione scolastica. Inoltre, la visione a breve termine imposta da molti sistemi di valutazione può portare a trascurare investimenti e politiche con benefici a lungo termine, essenziali per il bene comune. L’implementazione acritica di sistemi di performance ha generato effetti collaterali negativi sull’organizzazione interna degli enti pubblici. Si è assistito a un aumento della burocrazia interna, con la proliferazione di procedure di reporting e documentazione che sottraggono tempo e risorse all’erogazione effettiva dei servizi. Il focus costante sulle metriche può generare stress e demotivazione tra i dipendenti, erodendo il senso di vocazione e servizio pubblico. La competizione interna, stimolata da sistemi di valutazione individuale, rischia di minare lo spirito di collaborazione essenziale in un’organizzazione complessa come la PA. Si osserva, inoltre, una tendenza alla frammentazione degli obiettivi e alla perdita di vista del quadro d’insieme, con il rischio di ottimizzazioni locali a scapito dell’efficacia globale dell’organizzazione.

Un aspetto particolarmente critico è la trasformazione della valutazione della performance in un mero adempimento legale. Il processo si è spesso ridotto a un esercizio di compilazione di moduli e documenti, perdendo di vista lo scopo originario di miglioramento dei servizi. Il focus si è spostato sulla conformità alle procedure piuttosto che sul reale miglioramento delle prestazioni. Il ciclo della performance è diventato in molti casi un rituale annuale privo di reale impatto, con tempi dettati da scadenze di legge piuttosto che da esigenze organizzative. Questa logica dell’adempimento ha portato a una inflazione documentale, con la produzione di voluminosi report spesso poco utilizzati nella pratica, e a una percezione di inutilità del processo da parte del personale.

La classe dirigente come valutatore

Infine, un elemento cruciale che compromette l’efficacia dei sistemi di valutazione è l’inadeguatezza di gran parte della classe dirigenziale nel ruolo di valutatori. Molti dirigenti pubblici non hanno ricevuto una formazione adeguata sulle tecniche di valutazione e faticano a bilanciare il ruolo di manager con quello di valutatore. Si osserva una tendenza all’appiattimento delle valutazioni, con una propensione a evitare giudizi negativi per non generare conflitti. Questo, unito a vari bias cognitivi, compromette l’oggettività e l’utilità delle valutazioni. La mancanza di continuità nel feedback e la scarsa conoscenza del lavoro dei subordinati in strutture complesse portano spesso a valutazioni superficiali o basate su impressioni generali. Inoltre, la potenziale politicizzazione delle valutazioni, soprattutto ai livelli più alti, mina ulteriormente la credibilità del sistema. Queste criticità non implicano che il concetto di performance debba essere completamente abbandonato nella PA. Piuttosto, sottolineano la necessità di un approccio più equilibrato, contestualizzato e critico.

Conclusioni

È essenziale sviluppare sistemi di valutazione che rispecchino la complessità e la specificità dei servizi pubblici, bilanciando obiettivi di efficienza con la missione sociale della PA. Occorre promuovere una cultura del miglioramento continuo piuttosto che dell’adempimento formale, investendo nella formazione e responsabilizzazione della classe dirigenziale. Solo attraverso una rivisitazione critica e un adattamento intelligente dei concetti di performance alle realtà della PA sarà possibile superare il “mito” e trasformare la valutazione in uno strumento effettivo di miglioramento dei servizi pubblici e di valorizzazione del personale. Questa riflessione deve essere il punto di partenza per un dibattito costruttivo su come riformare i sistemi di valutazione nella PA, assicurando che siano realmente al servizio dei cittadini e dell’interesse pubblico. Solo così potremo aspirare a una Pubblica Amministrazione più efficace, equa e orientata al bene comune.

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