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L’Italia e il labirinto normativo: quando troppe leggi diventano un problema

Introduzione: la metafora di Montesquieu

Montesquieu, nei suoi Pensieri (Pensées) scritti alla fine degli anni Venti del Settecento, paragonava le leggi a “quelle ragnatele che, avendo solo la forza di trattenere le mosche, sono lacerate dagli uccelli”. Aggiungeva poi un’altra potente metafora: “Paragonerei piuttosto le buone leggi a quelle grandi reti in cui i pesci sono prigionieri, ma si credono liberi, e le cattive a quelle reti in cui stanno tanto stretti, che immediatamente comprendono di essere prigionieri”.

Queste riflessioni, riprese da Guido Melis nel suo libro “Dietro le quinte”, ci offrono uno spunto interessante per analizzare l’attuale sistema legislativo italiano, caratterizzato da un’ipertrofia normativa che spesso genera più problemi di quanti ne risolva.

L’inflazione legislativa italiana: numeri e confronti

1. Perché si parla di “eccesso di leggi” in Italia

Questa “inflazione legislativa” non è solo un problema quantitativo, ma anche qualitativo.

Nel confronto con altri paesi europei, va precisato che gli indicatori non sono sempre omogenei: l’Italia e la Spagna includono anche fonti secondarie e livelli territoriali, la Francia misura articoli consolidati, la Germania conta solo leggi (federali) e ordinanze. La tendenza, però, è chiara: l’ordinamento italiano risulta di gran lunga il più voluminoso anche a metriche armonizzate (numero di parole, pagine e sovrapposizione di fonti). L’Italia detiene quindi un primato poco invidiabile rispetto a paesi come Germania o Francia.

Le nostre leggi sono spesso:

Le cause storiche dell’eccesso normativo

Le radici di questa proliferazione normativa affondano nella storia italiana. Possiamo individuare alcuni fattori determinanti:

  1. La stratificazione storica: dall’unificazione in poi, l’Italia ha attraversato diverse fasi politiche (monarchia liberale, fascismo, repubblica) senza mai effettuare una vera e propria “pulizia” dell’ordinamento giuridico
  2. Il centralismo burocratico: l’apparato amministrativo italiano ha sempre cercato di regolamentare ogni aspetto della vita sociale
  3. La cultura giuridica formalistica: la nostra tradizione legale privilegia la norma scritta rispetto ai principi generali
  4. L’instabilità politica: il continuo alternarsi di governi ha portato ciascuno a voler lasciare la propria “impronta” legislativa

Le conseguenze dell’ipertrofia normativa

Come sottolineava Alberto Predieri, citato da Melis, le leggi italiane sono spesso “troppe, scritte male, lunghe, tra loro contraddittorie, eccessivamente prescrittive”. Questa situazione genera conseguenze negative su più livelli:

Per i cittadini

Per le imprese

Per lo Stato

Possibili soluzioni: verso una “dieta normativa”

Come possiamo affrontare questo problema? Ecco alcune proposte concrete:

  1. Codificazione e testi unici: raccogliere le norme per materia in testi organici, abrogando quelle obsolete
  2. Analisi d’impatto della regolamentazione (AIR): valutare preventivamente gli effetti di nuove norme
  3. Semplificazione linguistica: adottare un linguaggio più chiaro e accessibile
  4. Digitalizzazione: creare banche dati normative efficienti e di facile consultazione
  5. Sunset clauses: inserire clausole di scadenza automatica delle leggi dopo un certo periodo
  6. Deregolamentazione: limitare l’intervento normativo solo dove necessario

Conclusione: per una legislazione di qualità

Tornando alla metafora di Montesquieu, dovremmo aspirare a un sistema in cui le leggi siano come “quelle grandi reti in cui i pesci sono prigionieri, ma si credono liberi”: un insieme di regole chiare, essenziali, comprese e condivise dalla società, che limitano la libertà solo nella misura necessaria a garantire l’ordine sociale.

La vera sfida per il legislatore italiano non è produrre più leggi, ma leggi migliori: meno numerose, più chiare, più stabili nel tempo e più efficaci nel raggiungere gli obiettivi che si prefiggono.

Solo così potremo trasformare il nostro labirinto normativo in un sistema giuridico moderno, al servizio dei cittadini e non viceversa.

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