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Viaggio nella Storia della Pubblica Amministrazione Italiana con il Professor Guido Melis

Pazzesco ma vero

Sono felice di presentare una nuova puntata della serie “Pazzesco ma vero”, un viaggio affascinante nel cuore della pubblica amministrazione italiana attraverso le voci di chi l’ha vissuta, studiata e raccontata. In questo episodio speciale, ho avuto l’onore di ospitare un vero gigante in materia: il Professor Guido Melis.

Il Professor Melis è uno storico, un politico italiano e uno dei massimi esperti della storia delle istituzioni e della pubblica amministrazione, professore emerito all’Università La Sapienza di Roma. Autore di numerosi libri, tra cui una fondamentale “Storia della pubblica amministrazione” che copre un percorso dall’Unità d’Italia a tempi più recenti, e il libro “Dentro le istituzioni”, che raccoglie testimonianze di personaggi pubblici.

L’intervista ci porta a riflettere su un tema centrale: la continuità dei problemi nella pubblica amministrazione, anche a distanza di 100 anni, come la lentezza e la debolezza del comando. Viene citata una lettera di Alberto De Stefani, Ministro delle Finanze negli anni 1923-1925, che già all’epoca scriveva: “la velocità è un obbligo e naturalmente essendo un obbligo fondamentale non lo si trova nella legge che elenca i doveri del pubblico impiegato. La legge gli consente di non essere veloce, ma è il suo capo che non deve consentirglielo”. Questa riflessione sulla debolezza del comando risuona ancora oggi.

Tuttavia, il Professor Melis sottolinea che, nonostante questi problemi ricorrenti, l’amministrazione non è rimasta sempre uguale. Ha subito grandi trasformazioni dalla sua nascita nel Regno d’Italia di Cavour fino ad oggi. Tra queste trasformazioni fondamentali, citiamo:

• Il passaggio epocale dal “pubblico impiego” all'”impiego con lo Stato e coi suoi enti”.

• La nascita delle autorità indipendenti.

• L’istituzione delle regioni a statuto ordinario negli anni ’70, che ha modificato profondamente lo Stato, anche se il potere di borsa è rimasto centrale.

La burocrazia stessa è cambiata. Mentre in origine, ai tempi del Piemonte di Cavour, era molto virtuosa ma aveva anche poco da fare, con la crescita dello Stato e l’aumento delle sue competenze, la complessità è enormemente aumentata.

Un altro tema cruciale emerso è il ruolo del tempo. Oggi viviamo nella stagione in cui il tempo è diventato “il fattore fondamentalissimo”. La tecnologia ha trasformato i processi amministrativi, passando da settimane necessarie per scambiare lettere e protocollare documenti, alla possibilità di prendere decisioni quasi istantanee tramite conferenze e collegamenti online. Il Professor Melis ha “molta speranza nelle nuove tecnologie, perfino nell’intelligenza artificiale”, vista come uno strumento che “può essere usata a fine di bene”. Viene raccontato un aneddoto personale sull’uso del fax e sulla rapidità di risposta, all’epoca sorprendente, del Ministero dell’Economia. Questo mostra come, oltre allo strumento tecnologico, siano poi le persone che incidono sul cambiamento e sul modo di lavorare.

L’intervista tocca anche il delicato tema della valutazione e del merito nella pubblica amministrazione, definita una “parolaccia” che fatica a entrare nella carriera dei dipendenti. Questo si lega al problema della dirigenza, nata nel 1972 con un numero record di dirigenti a livello centrale. Spesso, in caso di eccesso di personale rispetto ai posti necessari, si ricorre agli “incarichi di studio”, una pratica che consente di mantenere lo stesso stipendio senza le stesse responsabilità, vista come un “male” dell’amministrazione italiana invece di legare personale e ufficio con criteri di merito.

Un elemento chiave per lo studio della storia dell’amministrazione, come evidenzia il Professor Melis, è l’importanza degli archivi. Immergersi nelle carte permette di uscire dalle teorie ed entrare nella pratica, trovando “indizi” preziosi per comprendere i meccanismi interni e le dinamiche, inclusa la “lotta” tra chi vuole riformare e chi si oppone. L’Archivio Centrale dello Stato è definito un “luogo della memoria” fondamentale, specialmente per i giovani, per comprendere il significato profondo della pubblica amministrazione.

Viene anche esplorato il ruolo evoluto del Capo di Gabinetto e la figura del Ragioniere Generale dello Stato, citando Monorchio come esempio di grande conoscitore del bilancio con notevole influenza.

Infine, si discute dell’importanza di diari e memorie come fonti storiche, pur riconoscendone i limiti (la selezione dei ricordi, la possibilità di riscrittura successiva). Viene sottolineata la difficoltà di raccogliere fonti simili nell’era digitale, dove la comunicazione istantanea (come email o chat) sostituisce le lettere e i diari scritti. Tuttavia, si evidenzia che altre fonti, come i link a video o i libri di memorie, continueranno a esistere. Viene citato l’esempio dei ricordi su Napolitano, inclusi i racconti delle sue telefonate serali con Cassese.

Il Professor Melis conclude ribadendo la sua passione per la storia della pubblica amministrazione e l’importanza del racconto per far comprendere ai giovani la complessità e il significato di queste istituzioni, non solo dal punto di vista del diritto, ma anche umano e storico.

Questa conversazione è ricca di spunti e aneddoti che illuminano aspetti poco conosciuti della storia e del funzionamento della pubblica amministrazione italiana. Vi invitiamo ad ascoltare l’intervista completa per scoprire tutte le “chicche” che il Professor Melis ha condiviso!

Restate sintonizzati per le prossime puntate di “Pazzesco ma vero”!

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