(pubblicato su Il sole 24 ore)
Negli ultimi anni la demografia sta al centro del dibattito pubblico e anche nella Pubblica Amministrazione sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Una proiezione dei dati del Conto Annuale della RGS evidenziano una trasformazione strutturale che richiede risposte immediate: nella finestra temporale 2028-2030 circa il 30% degli attuali dipendenti pubblici lascerà il servizio, portando con sé un patrimonio di conoscenze tacite e competenze che nessuna procedura scritta potrà mai sostituire.
L’evoluzione demografica della PA racconta una storia inequivocabile: in vent’anni, la fascia d’età predominante è passata dai 45-49 anni (2002) ai 50-54 (2012), fino ai 55-59 anni (2022), con un incremento dell’età media di sei anni. Non un fenomeno congiunturale, ma una tendenza strutturale che impone un cambio di paradigma nella gestione delle risorse umane. La distribuzione per età, che fino al 2012 seguiva una forma “a rombo”, si sta trasformando in una piramide rovesciata, con le fasce più anziane sempre più popolate e quelle giovani drammaticamente sottorappresentate.
Il CCNL Funzioni Centrali (gennaio 2025) e quello recente della Sanità, rappresentano un passo avanti significativo. L’articolo 27, delle funzioni centrali, dedicato agli “Obiettivi e strumenti di age management”, introduce finalmente una cornice normativa chiara: valorizzazione della persona lungo l’intero percorso professionale, promozione del dialogo intergenerazionale, implementazione di misure flessibili per la gestione del lavoro. Gli strumenti ci sono, la visione strategica anche.
Eppure, l’implementazione sul campo resta drammaticamente inadeguata. Le cause sono sistemiche: una cultura amministrativa che percepisce l’anzianità come costo anziché come risorsa; una gestione schiacciata sull’emergenza quotidiana che sacrifica la pianificazione di lungo periodo; persino uno scarso interesse delle organizzazioni sindacali, ancora concentrate su rivendicazioni tradizionali, faticando a cogliere la portata innovativa di strumenti che potrebbero trasformare strutturalmente la qualità del lavoro pubblico.
Il costo dell’inerzia è quantificabile. Ogni esperto che va in pensione senza un adeguato passaggio di consegne crea discontinuità operative che impattano sulla qualità dei servizi erogati. Non è casuale l’aumento delle “dimissioni lampo” tra neoassunti: un ambiente che non trasferisce competenze diventa inospitale per i giovani talenti, alimentando quella “fuga dal pubblico impiego” che oggi caratterizza molte amministrazioni.
Le soluzioni operative richiedono regia strategica, non necessariamente investimenti straordinari. Tre leve sono immediatamente attivabili: mappatura demografica delle competenze critiche a rischio dispersione; percorsi strutturati di mentoring e reverse mentoring per il trasferimento bidirezionale di conoscenze tra generazioni; documentazione sistematica del know-how tacito attraverso interviste narrative e procedure guidate.
L’esperienza internazionale, documentata dall’OCSE, dimostra che le amministrazioni pubbliche più performanti hanno già integrato l’age management nei loro modelli organizzativi. Non si tratta di welfare aziendale, ma di efficienza amministrativa. Un’amministrazione che perde memoria istituzionale perde capacità di servizio e competitività nell’attrarre talenti.
La sfida demografica nella PA non è più differibile. I tempi biologici non sono negoziabili e il pensionamento di massa nei prossimi anni rappresenta sia un rischio sistemico che un’opportunità di innovazione. L’articolo 27 del CCNL fornisce la cassetta degli attrezzi normativa; ora serve la volontà politica e manageriale di utilizzarla concretamente.
La vera domanda non è più se l’age management sia necessario, ma quanto costerà non averlo implementato quando sarà troppo tardi. La memoria istituzionale, una volta dispersa, non si recupera con un concorso. E il conto lo pagheranno i cittadini.
È tempo che la PA italiana trasformi l’emergenza demografica in opportunità di modernizzazione. Gli strumenti ci sono. Manca solo il coraggio di usarli.

