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Dal dire al fare: perché la PA deve imparare a mobilitare, non solo a pianificare


1. Il gap della mobilitazione: quando la strategia resta sulla carta

Cosa distingue le aziende che dominano il mercato da quelle che sopravvivono a stento? Secondo una recente analisi di McKinsey, “How Strategy Champions Win”, la risposta non risiede nell’avere un’idea brillante, ma nella capacità di colmare il divario tra il dire e il fare. I numeri parlano chiaro: le aziende nel quintile superiore catturano quasi il 90% del profitto economico globale.

La domanda è inevitabile: cosa può imparare da queste dinamiche la Pubblica Amministrazione italiana? Sebbene la PA non insegua il profitto, il suo obiettivo è generare Valore Pubblico. E le forze che frenano il settore privato somigliano sorprendentemente a quelle che rallentano la nostra macchina amministrativa.

Una delle lezioni più rilevanti dello studio è che la differenza non sta solo nella strategia né nell’esecuzione, ma nello spazio intermedio: la mobilitazione. È il momento in cui le scelte si trasformano in priorità, risorse, responsabilità. Senza questo passaggio, tutto resta sulla carta.

Ed è proprio questo il punto critico della PA. Lavoriamo spesso con grande accuratezza normativa, produciamo atti impeccabili, attendiamo circolari e regolamenti per muoverci “in sicurezza”. Ma tutto questo rischia di trasformarsi in un freno quando l’obiettivo è generare impatto. Il risultato è che iniziative cruciali — come il PNRR — vengono talvolta vissute come adempimenti, non come leve strategiche di cambiamento. Si procede correttamente dal punto di vista formale, ma senza quell’allineamento interno che permette ai progetti di produrre effetti concreti.


2. La trappola della spesa storica e la cultura dell’adempimento

Lo studio McKinsey mostra che le organizzazioni migliori riallocano risorse rapidamente, stabiliscono obiettivi chiari e responsabilizzano i team. È un approccio manageriale, non legalistico. E riguarda anche la PA: finché continuiamo a misurare il lavoro in atti prodotti e non in risultati generati, continueremo a perdere opportunità.

I campioni della strategia spostano le risorse in modo dinamico e aggressivo verso le nuove priorità. Non finanziano il passato. Nel pubblico, il nemico numero uno si chiama “spesa storica”: l’idea che un ufficio o un progetto debbano ricevere lo stesso budget dell’anno precedente, con minime variazioni. Questo approccio è la morte dell’innovazione.

In pratica se vogliamo trarre un insegnamento dalla ricerca di McKinsey significa avere il coraggio politico e amministrativo di togliere risorse a ciò che non genera più valore pubblico (vecchie procedure, enti inutili, processi analogici) per spostarle massicciamente su digitale, competenze e servizi al cittadino.


3. Dagli atti agli obiettivi: una nuova postura per i dirigenti pubblici

Per i dirigenti passare dagli atti agli obiettivi significa cambiare postura: chiarire le priorità prima dei documenti, costruire team mobilitati prima delle procedure, orientare il lavoro ai risultati e non alla conformità.

La trasformazione avviene quando i dirigenti scelgono di non limitarsi a “fare le cose correttamente”, ma di “far accadere le cose”. È lì che la PA smette di inseguire la norma e inizia a generare valore pubblico con continuità.

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