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PA, la mosca e il vetro: perché dopo 40 anni facciamo ancora gli stessi errori?

Nel 1993, con il decreto legislativo n. 29, si avviò la “privatizzazione” del pubblico impiego. L’idea era semplice e, per l’epoca, rivoluzionaria: portare logiche di efficienza e strumenti aziendali all’interno della macchina statale. Ma dopo trent’anni, quanto di quel progetto si è realizzato davvero?

Ne ho parlato in una lunga e piacevole chiacchierata con il Prof. Renato Ruffini per la rubrica “Pazzesco ma vero”.

Riflettendo sull’evoluzione della Pubblica Amministrazione, Renato ha usato un’immagine che mi ha colpito molto e che dà il titolo a questa riflessione: quella della “mosca e il vetro”.

La mosca continua a sbattere ostinatamente contro il vetro trasparente cercando di uscire, senza accorgersi che la barriera è ancora lì. Nella PA, spesso, facciamo la stessa cosa: insistiamo da 40 anni sugli stessi meccanismi – penso ad esempio all’enfasi sulla retribuzione variabile e sui sistemi di performance puramente formali – sbattendo contro i limiti strutturali del settore pubblico. Cerchiamo risultati “privati” in un contesto che ha regole e vincoli “pubblici”, finendo per trasformare la gestione delle risorse umane in un mero adempimento burocratico.

Tra l’incudine e il martello

Durante il video, abbiamo analizzato la figura del dirigente pubblico, spesso stretto tra “l’incudine del sindacato e il martello della politica”. Molti dirigenti vivono la valutazione non come una leva gestionale, ma come un’imposizione esterna.

Eppure, la soluzione non è cercare “super-manager” che replichino ciecamente le logiche del privato. Come ha sottolineato Ruffini:

“Non mi interessa che i dirigenti siano manager, mi interessa che siano persone risolte.”

Serve una dirigenza con la “schiena dritta”: persone capaci di dire dei “no” motivati, di spiegare le scelte alla politica e, soprattutto, di rispettare e far crescere i propri collaboratori. Non servono riforme epocali che rimangono sulla carta, ma “micro-aggiustamenti” costanti guidati da persone competenti.

Un privilegio, nonostante tutto

La conclusione del nostro dialogo non è pessimista, tutt’altro. C’è una grande energia nella PA che va liberata. Abbiamo parlato della necessità di creare nuovi ponti tra Università e PA (dottorati, apprendistati) per attrarre i giovani, perché lavorare per l’istituzione resta un privilegio e una sfida intellettuale unica.

Vi invito a guardare il video integrale della nostra conversazione qui sotto. È un confronto onesto su cosa ha funzionato, cosa no, e su quale mentalità serve oggi per non continuare a sbattere contro il vetro.

Buona visione.

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