Qualche giorno fa nel corso del Convegno Nazionale RAU “Università 2030…” il prof. Paolo Gubitta, nel suo interessante e brillante intervento, ha parlato del significato della parola “Impatto” nella pubblica amministrazione. Questo mi ha profondamente ispirato e motivato a scrivere il mio articolo, poiché le sue idee offrono spunti preziosi per riflettere sul futuro della pubblica amministrazione.
Per decenni la pubblica amministrazione italiana è stata costruita e giudicata sulla capacità di rispettare procedure, emettere atti formali, centrare scadenze. Il paradigma dominante era l’adempimento: un’autorizzazione rilasciata, un pagamento erogato, un concorso espletato.
Oggi questo modello mostra tutti i suoi limiti. Cittadini e imprese non chiedono più «pezzi di carta», ma soluzioni reali. Non vogliono sapere se il Comune ha pubblicato un bando, ma se quel bando ha generato lavoro. Non chiedono se la scuola ha somministrato le prove INVALSI, ma se gli studenti hanno imparato davvero.
Serve una transizione epocale: dall’adempimento all’impatto. La pubblica amministrazione italiana deve misurare il proprio impatto reale, non solo gli atti prodotti.
Cosa significa «impatto» per la PA
L’impatto è il cambiamento tangibile nella vita delle persone e nel sistema Paese. Non è solo fare le cose per bene: è fare le cose giuste, misurandone gli effetti.
Un ufficio che rilascia un passaporto in tre giorni non è solo efficiente: incide sulla libertà di movimento del cittadino. Un ente locale che semplifica il bonus ristrutturazioni non riduce soltanto le code: aumenta la sicurezza edilizia e l’occupazione nel settore. Un ministero che digitalizza i bandi non risparmia solo carta: amplia la partecipazione di piccole imprese e territori marginali.
L’impatto, insomma, è la risposta alla domanda: «A cosa è servito tutto questo?»
Come deve trasformarsi la pubblica amministrazione per centrare l’impatto
Per compiere questo salto non bastano ritocchi organizzativi. Serve una mutazione culturale, normativa e operativa, su cinque fronti.
1. Dalla rendicontazione dei processi alla valutazione dei risultati
Oggi la PA misura ciò che è facile contare: atti, giorni, ore. Domani dovrà misurare ciò che conta: outcome, non output.
Significa introdurre sistemi di valutazione basati su indicatori di impatto – la riduzione della dispersione scolastica, la quota di imprese ancora attive a tre anni da un contributo, il tempo medio per aprire un’attività. E significa usare quei dati per correggere il tiro in tempo reale, non per una sterile consuntivazione a fine anno.
2. Dalla separazione in silos al lavoro per missioni
L’attuale struttura a silos – ogni ufficio il suo pezzo, senza vista d’insieme – uccide l’impatto. Un progetto complesso, come il contrasto alla povertà energetica, coinvolge insieme ambiente, sociale, industria ed enti locali.
Serve una PA che lavora per missioni trasversali, con team misti, obiettivi condivisi e responsabilità collettive. Il modello dei project manager pubblici e delle task force temporanee va portato a regime.
3. Dal cittadino-utente al cittadino-co-creatore
L’approccio tradizionale vede il cittadino come destinatario passivo di servizi. L’impatto, invece, si ottiene solo se chi usa il servizio partecipa alla sua progettazione.
Metodi come il service design, il co-design e il bilancio partecipativo devono diventare prassi, non eccezioni. Ascoltare il cittadino prima di decidere evita fallimenti, risparmia risorse e genera fiducia.
4. Dalla conformità alla sperimentazione responsabile
La paura dell’errore e del controllo paralizza l’innovazione. Per passare all’impatto, la PA deve potersi permettere spazi di sperimentazione controllata – i sandbox normativi – dove deroghe temporanee alle regole standard consentono di testare soluzioni nuove, a patto di monitorarne i risultati e correggere in corsa.
Lo sviluppo dei living lab per la transizione ecologica e digitale è un segnale promettente.
5. Dalla carriera per anzianità alla carriera per valore aggiunto
Nessuna trasformazione regge senza persone motivate. Oggi l’avanzamento nella PA dipende quasi esclusivamente dall’anzianità. Per incentivare l’impatto servono percorsi di carriera legati alla capacità di generare cambiamento misurabile.
Non si tratta di premiare il «taglia-traguardi», ma di riconoscere chi sa risolvere problemi reali, innovare i processi e migliorare la vita dei cittadini. Occorrono competenze nuove – dall’analisi dei dati alla gestione per obiettivi – e una formazione permanente, non formale.
Gli ostacoli da rimuovere
Le resistenze sono potenti.
- La cultura del controllo formale – dalla Corte dei Conti ai revisori interni – premia l’adempimento e penalizza l’assunzione di rischio.
- I sistemi di contabilità pubblica sono pensati per tracciare la spesa, non per misurarne l’efficacia in termini sociali.
- La discontinuità politica rende fragili i progetti di impatto, che richiedono orizzonti di medio-lungo termine.
Servono riforme legislative che rendano legittimo – anzi, doveroso – per un dirigente pubblico chiedersi: «Il mio ufficio a cosa serve realmente?».
Un nuovo contratto con i cittadini
Passare dall’adempimento all’impatto significa cambiare il patto di fiducia tra Stato e società. Non più «abbiamo fatto tutto secondo legge» – anche se nessuno si è curato del risultato – ma «abbiamo raggiunto questo miglioramento nella tua vita, ed ecco le prove».
È una rivoluzione silenziosa, ma possibile. Molte amministrazioni pioniere hanno già iniziato: dall’Agenzia delle Entrate con la dichiarazione precompilata, ad alcuni Comuni che misurano la soddisfazione dei genitori sugli asili nido.
Il PNRR, con le sue milestone legate a risultati concreti, può fare da acceleratore. Ma occorre che il cambiamento diventi strutturale, e non si riduca a una corsa per spendere i fondi europei.
In sintesi: la PA che verrà non sarà giudicata per la montagna di carte prodotte, ma per la profondità del suo impatto. Per riuscirci dovrà smettere di pensare a se stessa come a un ingranaggio formale e riscoprirsi come macchina per generare benessere reale.
Perché, alla fine, l’unico adempimento che conta è migliorare la vita delle persone.
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