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Innovazione e Smart Working nella PA: Dialogo con Mariano Corso

Antonio Nadde e Mariano Corso

Nella nuova puntata di “Pazzesco ma vero – Storie di pubblica amministrazione”, ho avuto il piacere di intervistare il Professor Mariano Corso, ordinario del Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working. Un dialogo ricco di spunti che ha toccato temi cruciali per il futuro della Pubblica Amministrazione italiana: dallo smart working alla leadership, dall’age management alla settimana corta.

Lo Smart Working: una definizione

Mariano Corso ha aperto la conversazione con una definizione chiara di cosa sia realmente lo smart working: uno scambio libero e reversibile tra autonomia e responsabilità. “Dare ai lavoratori, grazie anche alla tecnologia, maggiore autonomia e flessibilità nelle scelte di come lavorare – quindi quando, dove, con che strumenti – in cambio di un maggiore impegno a produrre risultati”.

Questo modello organizzativo, lanciato nel 2012 e poi codificato nella legge 81 del 2017, prevede che lo smart working si attui attraverso un accordo libero e reversibile tra lavoratore e datore di lavoro, prescindendo dai vincoli di spazio e tempo per lavorare per obiettivi.

Dalla pandemia a oggi: evoluzione di un modello

La pandemia ha rappresentato un punto di svolta, portando da 600.000 a oltre 6 milioni e mezzo di smart worker in pochissimo tempo. Tuttavia, come sottolinea Corso, si è perso parte del senso originario: “Lo smart working non è stare a casa, ma poter scegliere responsabilmente dove ha più senso lavorare in funzione degli obiettivi”.

Il modello è necessariamente ibrido, ma l’importante è passare dall’adempimento alla scelta organizzativa consapevole, dove smart working e presenza diventano strumenti strategici.

La leadership come palestra

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal dialogo è la definizione dello smart working come “palestra di leadership”. Corso ha spiegato che “lo smart working costringe il dirigente a sviluppare una serie di attitudini fondamentali: la capacità di programmare, di dare feedback strutturato, di valutare in base ai risultati, di prendere decisioni basate sui dati, di organizzare il lavoro promuovendo coesione”.

Sono proprio queste competenze che vengono esercitate attraverso la pratica dello smart working, che diventa così non solo uno strumento organizzativo ma un vero e proprio percorso di crescita manageriale.

Ritorno al passato? Una cattiva idea

Nonostante le notizie di grandi aziende che tornano a modelli tradizionali, Corso è categorico: “Il tornare indietro è un elemento che va contro l’innovazione. Non è una buona idea, ma non è neanche una buona idea stare fermi”.

La metafora della palestra si applica perfettamente: come nell’allenamento fisico, anche nell’organizzazione del lavoro bisogna evitare di fare sempre le stesse cose. Il rischio è di assestarsi in una nuova “zona di comfort” che porta a perdere engagement e capacità di cambiare.

Age Management e longevità organizzativa

Un tema centrale dell’intervista è stato l’Age Management (gestione delle diverse età all’interno dell’organizzazione), inserito recentemente nei contratti delle funzioni centrali. “Abbiamo all’interno delle organizzazioni persone con più di sessant’anni cui mancano ancora anni per la pensione, e persone giovani. Gestire queste tipologie di personale è complicato”, ho sottolineato durante l’intervista.

Corso ha ampliato il concetto, parlando della necessità di creare organizzazioni progettate per la longevità: “Evidentemente devo creare organizzazioni che portino le persone a lavorare almeno fino a settant’anni, che ha benefici importanti per il benessere psicologico e sociale, oltre che essere un fatto di sostenibilità”.

Questo richiede un ripensamento delle carriere, dei modelli di formazione, del welfare aziendale e delle modalità di lavoro, che devono essere meno usuranti e costantemente stimolanti.

Lavorare meglio, non di più

“Un buon manager che si sente arrivato non è un buon manager”, ha affermato Corso, sottolineando l’importanza di mantenere sempre una sfida, un “challenger sportivo” che spinga a fare meglio.

L’obiettivo non è lavorare di più – il mito delle 80 ore settimanali non fa più breccia tra le nuove generazioni – ma lavorare meglio, con maggiore flessibilità e attenzione al benessere dei collaboratori.

L’esempio di Sace: Flex for All

Un caso concreto citato da Corso è l’esperienza di Sace, azienda pubblica che sta sperimentando un programma chiamato “Flex for All”. L’intuizione alla base è condividere il frutto del miglioramento lavorativo tra azienda e lavoratori, offrendo maggiore flessibilità (settimana corta, smart working senza limiti) in cambio dell’impegno a utilizzare nuovi strumenti, in particolare l’intelligenza artificiale generativa.

“La scommessa è che migliori la competitività dell’azienda, che riesca a creare maggiore valore pubblico, e che al contempo migliori il benessere e l’engagement delle persone”, ha spiegato Corso.

Una PA attrattiva anche per i giovani

Un tema ricorrente nell’intervista è stato quello dell’attrattività della Pubblica Amministrazione per i giovani talenti. Non si tratta solo di questioni economiche, ma di creare un ambiente di lavoro stimolante, flessibile e attento al benessere organizzativo.

“La PA può competere anche nel mercato dei talenti”, ha affermato Corso, “perché fa cose che hanno senso, che impattano immediatamente sulla vita delle persone”. Se a questo si aggiungono riconoscimento, fiducia e flessibilità, la proposta diventa molto più interessante, soprattutto per le nuove generazioni.

Conclusione: una PA che guarda al futuro

La conversazione con Mariano Corso ha messo in luce come la Pubblica Amministrazione possa e debba essere all’avanguardia nell’innovazione organizzativa. Smart working, settimana corta, age management, intelligenza artificiale: sono tutti strumenti che, se ben governati, possono trasformare l’amministrazione pubblica in un ambiente di lavoro moderno, efficiente e gratificante.

Come ha sottolineato Corso: “È importante che non torniamo indietro, ma è anche una pessima idea rimanere fermi”. La sfida è continuare a evolvere, a sperimentare, a cercare nuovi modi per lavorare meglio – non per leggi o normative, ma grazie a persone capaci di guidare il cambiamento.

Un messaggio particolarmente significativo per i giovani che si affacciano oggi al mondo della PA: al di là degli stereotipi, esiste una pubblica amministrazione dinamica, aperta all’innovazione e capace di offrire un lavoro significativo e stimolante.

E voi, cosa ne pensate? Condividete la vostra esperienza nei commenti!

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