“Quando penso all’AI agentica, penso alla parola agenzia: la volontà e la capacità di intraprendere un’azione basata sulla propria comprensione.”
Così Chidester (Head of Global Strategy & Innovation – Public Sector presso Adobe) descrive quella che potremmo considerare la terza fase dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale, oltre la predittiva e la generativa.
Dall’AI predittiva alla generativa: un percorso inevitabile
Negli ultimi anni abbiamo visto affermarsi due grandi filoni:
- AI predittiva, capace di analizzare i dati e anticipare bisogni e comportamenti (pensiamo a un sistema che suggerisce al cittadino i servizi cui potrebbe avere diritto).
- AI generativa, che “ha travolto il mondo” con la sua capacità di creare testi, immagini, narrazioni.
Queste tecnologie hanno già trasformato il nostro modo di lavorare, ma resta un limite: non hanno ancora la capacità di agire autonomamente. Qui entra in gioco l’AI agentica.
Cosa rende “agentica” l’intelligenza artificiale?
Tre sono gli ingredienti chiave:
- Comprendere il contesto e l’intento.
- Prevedere scenari e bisogni.
- Agire, intraprendere azioni concrete.
Non più solo analisi o produzione di contenuti, ma la possibilità di intervenire direttamente per risolvere un problema.
Applicazioni rivoluzionarie nella PA
Gli esempi sono già concreti:
- Accessibilità dei siti web: un sistema agentico può scansionare in tempo reale un portale istituzionale, rilevare barriere linguistiche o per disabilità e correggerle automaticamente. Non più segnalazioni da attendere, ma soluzioni immediate.
- Chatbot con capacità d’azione: non solo risposte preconfezionate ai cittadini, ma veri assistenti capaci di avviare una pratica, inoltrare un documento, prenotare un servizio. Un supporto concreto per ridurre la pressione sui call center e liberare risorse umane.
Si tratta di una trasformazione profonda, che tocca la qualità dei servizi ma anche l’organizzazione stessa della PA: meno attività ripetitive, più tempo per compiti ad alto valore aggiunto.
L’impatto sulla forza lavoro
Come ogni rivoluzione tecnologica, anche questa porta con sé sfide e timori. Alcuni ruoli saranno trasformati o scompariranno, ma ne nasceranno di nuovi. La lezione della rivoluzione industriale è chiara: la chiave è formazione e adattamento.
- Upskilling e reskilling diventeranno indispensabili.
- Piccole vittorie: progetti pilota e sperimentazioni concrete aiuteranno a superare la diffidenza.
- Leadership distribuita: la trasformazione deve venire dall’alto, ma deve anche coinvolgere chi lavora ogni giorno nei processi.
In fondo, l’adozione dell’AI agentica non è solo un tema tecnologico: è una questione di change management.
Quali competenze servono?
Il talento pronto per il futuro non sarà definito solo da competenze tecniche, ma da tratti personali:
- Agenzia: la volontà di agire, non subire.
- Pensiero critico: chiedersi se stiamo ponendo le domande giuste.
- Curiosità: la spinta a esplorare e migliorare continuamente.
Sono le stesse qualità che rendono un buon dirigente pubblico capace di andare oltre l’adempimento normativo.
Uno sguardo oltre la PA
Non è un caso che i settori più avanti nell’adozione dell’AI agentica siano quelli a diretto contatto con i cittadini – retail e servizi finanziari. Qui la pressione competitiva è altissima. La PA, pur non avendo la stessa logica di mercato, può trarre ispirazione: ogni cittadino è un “cliente” che si aspetta risposte rapide, accessibili e personalizzate.
Una parola per il futuro: dirompente
L’AI agentica sarà disruptive. Ma come tutte le tecnologie, non sarà la tecnologia in sé a determinare il futuro: sarà l’uso che ne faremo.
Se sapremo governarla con valori, visione e coraggio, potrà diventare un alleato prezioso per ridurre le disuguaglianze, liberare risorse umane e creare più valore pubblico.
Non dobbiamo avere paura di questa nuova frontiera. Piuttosto, dobbiamo chiederci: come può l’AI agentica rafforzare la missione della Pubblica Amministrazione – servire con competenza, equità e innovazione – senza tradirne i principi fondamentali?

