Site icon antonionaddeo.blog

Non manca la macchina, manca la città

Un telescopio puntato verso un cortile chiuso, mentre da una finestra aperta si vede la città: metafora dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione.

Immagino questa scena. C’è un uomo che compra un telescopio potentissimo. Lo monta con cura, ne studia le lenti, ne loda la precisione. Poi lo punta, ogni sera, dalla stessa finestra: quella che dà sul cortile. Il telescopio funziona benissimo. È la finestra a essere sbagliata.

Molte amministrazioni pubbliche, oggi, assomigliano a quell’uomo. Comprano intelligenza artificiale, firmano convenzioni, avviano sperimentazioni. E continuano a guardare il mondo dalla finestra di sempre: gli stessi processi, gli stessi uffici, le stesse catene di firma. Poi si stupiscono che il cielo non sia cambiato.

Quattordici tendenze e una domanda scomoda

Il Technology Trends Outlook 2026 di McKinsey, pubblicato a metà settembre, elenca quattordici tendenze tecnologiche. In testa ci sono l’AI agentica e lo sviluppo software affidato ad agenti; seguono infrastrutture di calcolo, cybersicurezza, energia, robotica, quantistica.

Ma la frase più interessante del rapporto non riguarda nessuna tecnologia. Riguarda le organizzazioni. Per cogliere il valore di queste innovazioni, scrivono gli autori, non basta adottarle: bisogna “ricablare i modelli operativi dall’interno”.

Da qui la domanda che McKinsey rivolge alle imprese: il tuo modello operativo è pronto per l’AI? In un altro lavoro, The agentic organization, la risposta è impietosa. L’89% delle organizzazioni funziona ancora con un modello di epoca industriale: gerarchie funzionali, processi lineari, controllo a valle. Solo il 9% ha fatto il salto verso modelli digitali, agili o per piattaforme.

L’intelligenza artificiale nella PA italiana: il telescopio c’è, la finestra è la stessa

Ora, se l’89% delle imprese è ancora “industriale”, la pubblica amministrazione lo è per costituzione materiale. Competenze per uffici, procedimenti in sequenza, responsabilità legate alla firma: è il modello weberiano, nato per garantire imparzialità e prevedibilità. Non è un difetto. È un’architettura pensata per un altro tempo.

Il rischio è che l’AI venga innestata su questa architettura senza toccarla. Un assistente che riassume i fascicoli, un chatbot allo sportello, un modello che pre-compila gli atti. Tutto utile. Ma se il procedimento resta identico, l’AI diventa un acceleratore di passaggi che forse non andrebbero fatti.

La legge italiana sull’intelligenza artificiale (L. 132/2025) ha fissato un principio chiaro per la PA: l’AI supporta, la decisione e la responsabilità restano al funzionario. È una garanzia preziosa. Ma è anche una domanda organizzativa: chi, in concreto, sorveglia gli strumenti? Con quali competenze, con quanto tempo, in quale unità?

McKinsey scrive che la scala dell’adozione sarà limitata dalla capacità di supervisione umana. Per la PA è ancora più vero: la supervisione non è un’opzione, è un obbligo di legge. E un obbligo senza organizzazione diventa un collo di bottiglia.

Tre finestre da aprire

Cambiare finestra, per un’amministrazione, significa lavorare su tre leve. Nessuna è tecnologica.

Il processo prima dello strumento. Prima di chiedersi quale AI comprare, conviene chiedersi quale procedimento ridisegnare. McKinsey parla di flussi “AI-first”, con l’uomo “sopra il ciclo” e non dentro ogni passaggio. Tradotto: meno firme in serie, più controlli mirati sui punti che contano.

Ruoli e competenze nuove. Il rapporto descrive figure ibride: supervisori capaci di governare insieme persone e agenti, esperti verticali, operatori di front office aumentati dall’AI. Nella PA queste figure non hanno ancora un nome. Il nuovo ordinamento professionale dei CCNL, con le sue aree e i suoi profili, è il luogo naturale dove darglielo.

Leadership e contrattazione. Ridisegnare il lavoro significa toccare orari, carichi, valutazione, formazione. Sono materie di confronto con le organizzazioni sindacali. L’AI può essere vissuta come minaccia o come occasione: dipende da quanto presto la si porta al tavolo, e con quale linguaggio.

Le domande da portare in ufficio domani

Nelle Lezioni americane Calvino precisava che la leggerezza si associa alla precisione e alla determinazione, non alla vaghezza e all’abbandono al caso. E citava Valéry: bisogna essere leggeri come l’uccello, non come la piuma. È lo sguardo che serve ai dirigenti pubblici davanti all’AI: non lasciarsi portare dal vento della novità, ma scegliere una rotta e guardare l’organizzazione intera, non il singolo strumento.

Exit mobile version