Ho scoperto Angelo Dalle Molle ascoltando durante le vacanze un podcast su RaiPlay Sound. Ne sono rimasto affascinato. La sua storia mi ha colpito al punto da pensare che meriti di essere raccontata, perché può essere un esempio ancora oggi. Non solo per la sua capacità di intuire il futuro con decenni di anticipo, ma soprattutto perché – in ogni progetto, dall’industria ai trasporti fino all’intelligenza artificiale – ha sempre messo davvero al centro le persone.

Dalle Molle (1908-2001) è ricordato dai più come “l’uomo del Cynar”, l’amaro al carciofo lanciato negli anni ’50 e reso celebre dal Carosello con Ernesto Calindri. Ma ridurre la sua storia a una bottiglia sarebbe un errore. Dietro quell’intuizione c’era un imprenditore capace di trasformare la pubblicità in linguaggio culturale, la fantasia in progetti concreti e, soprattutto, il successo economico in leve per un futuro diverso. Per capire la sua parabola di visionario, bisogna tornare al dopoguerra, quando – sorvolando un’Italia ancora ferita – concepì la sua prima, spettacolare idea: un aereo trasformato in bar itinerante, l’AvioBar.
L’Italia vista dall’alto: l’AvioBar
È il 1947. L’Italia è ancora segnata dalla guerra. Angelo Dalle Molle, giovane imprenditore veneto nel settore dei liquori, compra un vecchio aereo cargo americano e lo trasforma in un bar volante: nasce così l’AvioBar. In dieci tappe, l’aereo sorvola e atterra nelle principali città offrendo degustazioni di aperitivi.
È un’operazione pubblicitaria geniale, ma per Dalle Molle ha un valore più profondo: dall’alto vede un Paese distrutto e sente che la sua missione deve andare oltre il business, contribuendo al benessere collettivo. Fonda il giornale “Via aperta al benessere per tutti” per mettere a tema soluzioni concrete e avviare un dialogo tra i maggiori economisti dell’epoca, politici e cittadini.

La sfida impossibile: un amaro al carciofo
Qualche anno dopo, decide di tentare l’impossibile: creare un liquore al carciofo. L’idea sembra folle, ma dopo due anni di esperimenti con il chimico Rino Dondi nasce il Cynar, “l’amaro vero ma leggero”.
Il successo è immediato e travolgente: milioni di bottiglie vendute, un prodotto che diventa simbolo del boom economico. Ma ancora una volta, per Dalle Molle la bottiglia è solo il mezzo, non il fine.
Carosello e il “logorio della vita moderna”
Dalle Molle capisce che il futuro della comunicazione passa per la televisione. Quando il suo sogno di creare una TV privata viene bloccato dal monopolio RAI, trova un altro palcoscenico: Carosello.
Con la sua regia visionaria chiama registi e attori di talento, trasformando gli spot in veri cortometraggi. Nel 1966 lancia lo slogan destinato a entrare nella storia: “Cynar, contro il logorio della vita moderna”, con Ernesto Calindri serafico al tavolino in mezzo al traffico di piazza Babila a Milano.
E non si ferma qui: le pubblicità Cynar iniziano a contenere messaggi civici, dalla sicurezza stradale alla moderazione nei consumi. Una pubblicità che educa, oltre a vendere: un concetto che oggi chiameremmo responsabilità sociale d’impresa.
Villa Barbariga: il laboratorio delle utopie concrete
All’inizio degli anni ’70 Dalle Molle vende l’azienda e acquista Villa Barbariga, alle porte di Padova. Non per ritirarsi, ma per trasformarla in un laboratorio di idee. Qui nasce il suo progetto più audace: ripensare la mobilità urbana.
Fonda la PGE – Progetti e Gestioni Ecologiche – e realizza prototipi di piccole auto elettriche, pensando a un sistema di car sharing elettrico con stazioni di ricarica e di scambio.
È il 1976: un’anticipazione di oltre vent’anni rispetto ai tempi. Immagina persino una produzione diffusa, con kit di montaggio da assemblare in micro-officine locali. Una visione di sostenibilità e lavoro dignitoso che oggi definiremmo “green economy” e “economia circolare”.
Ma la politica e l’industria non raccolgono la sfida: troppa burocrazia, troppi interessi contrari. Il progetto non decolla, anche se alcuni prototipi circolano e Bruxelles sperimenta il sistema.
L’altra scommessa: l’intelligenza artificiale
Negli stessi anni, Dalle Molle intuisce un’altra frontiera: i computer. Nel 1971 fonda a Lugano la Fondazione per la Qualità della Vita, per sostenere progetti scientifici che migliorino la vita delle persone.
Finanzia centri dedicati alla linguistica computazionale e alla traduzione automatica, e negli anni ’80, quando il mondo sembra aver perso fiducia nell’intelligenza artificiale, lui raddoppia la posta: fonda l’IDSIA a Lugano e l’IDIAP a Martigny.
Quella che sembrava una follia si rivela lungimiranza. Negli anni ’90 l’IDSIA è considerato uno dei migliori centri al mondo: da lì nascono le reti neurali LSTM, fondamentali per molte tecnologie che oggi usiamo quotidianamente, dal riconoscimento vocale ai traduttori automatici.
L’eredità di un visionario dimenticato
Angelo Dalle Molle si spegne nel 2001, a 92 anni. Per molti resta “l’uomo del Cynar”, ma la sua vita è stata un laboratorio di futuro: dalle auto elettriche condivise all’intelligenza artificiale, sempre con un principio guida – le persone al centro.
Come Adriano Olivetti, fu troppo avanti per il suo tempo. Oggi la sua figura è stata in parte riscoperta, ma resta ancora poco conosciuta. Eppure, la sua storia ci ricorda che l’innovazione non è solo tecnologia: è visione, coraggio, e attenzione alla dignità dell’uomo.
Forse il modo migliore per ricordarlo è ripetere le sue parole più semplici e profonde:
“Il progresso scientifico e informatico non deve asservire l’essere umano, ma essere al suo servizio“
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