(articolo pubblicato sul Sole 24 ore del 28 agosto 2025)

Siamo alla vigilia di un massiccio numero di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, come ha annunciato il ministro Zangrillo. Questo scenario rende ancora più urgente ripensare l’analisi del fabbisogno di personale, che non può più essere considerata un mero esercizio burocratico da svolgere nell’immediato. Quando un ente pubblico decide di assumere nuovo personale, sta compiendo un investimento strategico che avrà ripercussioni per i prossimi 15-20 anni. Questa prospettiva temporale estesa richiede un approccio completamente diverso nella pianificazione delle risorse umane. Troppo spesso le amministrazioni pubbliche si limitano a fotografare l’esistente, concentrandosi sui compiti attuali e sulle competenze oggi necessarie. Questo approccio miope genera una serie di criticità che emergono nel medio periodo: personale con competenze obsolete, difficoltà nell’adattamento ai cambiamenti normativi e tecnologici, e una generale rigidità organizzativa che ostacola l’innovazione. Il risultato è una PA che insegue costantemente i cambiamenti invece di anticiparli, con costi elevati in termini di formazione continua, consulenze esterne e inefficienza operativa. L’analisi del fabbisogno deve invece partire da una domanda fondamentale: quali saranno le sfide che questa amministrazione dovrà affrontare nei prossimi due decenni? La digitalizzazione crescente, l’intelligenza artificiale, i cambiamenti demografici, le nuove aspettative dei cittadini e la transizione ecologica sono solo alcuni dei macro-trend che trasformeranno radicalmente il lavoro pubblico. Investire oggi in profili professionali capaci di gestire queste trasformazioni significa costruire un’amministrazione resiliente e proattiva. Non si tratta solo di assumere esperti informatici, ma di individuare persone con competenze trasversali: capacità di apprendimento continuo, flessibilità cognitiva, attitudine al problem solving e competenze relazionali avanzate. Le competenze del futuro nella pubblica amministrazione si articolano su più livelli. Sul piano tecnico, sarà fondamentale la familiarità con gli strumenti digitali, l’analisi dei dati e la gestione dei processi automatizzati. Sul piano metodologico, diventeranno cruciali il pensiero sistemico, la capacità di lavorare in team interdisciplinari e la gestione del cambiamento. Non meno importante è la dimensione etica e relazionale: i dipendenti pubblici del futuro dovranno saper coniugare efficienza e trasparenza, innovazione e rispetto delle regole, servizio al cittadino e sostenibilità delle scelte. Per tradurre questa visione in pratica, le amministrazioni devono dotarsi di strumenti di analisi prospettica. L’utilizzo di scenari futuri, il coinvolgimento di esperti di settore e lo studio delle best practice internazionali possono orientare le scelte di oggi verso i bisogni di domani. In questo contesto, diventa fondamentale sfruttare le possibilità offerte dal Decreto PA per assumere giovani diplomati dagli ITS Academy. Il decreto prevede infatti una quota del 10% delle nuove assunzioni riservata a questi professionisti, offrendo un canale preferenziale per l’ingresso di competenze tecniche altamente specializzate. Questi diplomati, formati con un approccio pratico e orientato al problem solving, rappresentano proprio quella generazione di tecnici capaci di accompagnare la trasformazione digitale della PA. Altrettanto importante è sviluppare partnership con università, ITS Academy e centri di ricerca per intercettare i talenti emergenti e costruire percorsi formativi mirati. Ripensare l’analisi del fabbisogno in chiave strategica non è solo una necessità tecnica, ma un imperativo per costruire una pubblica amministrazione all’altezza delle sfide future. Solo investendo oggi nelle competenze di domani potremo garantire servizi pubblici efficienti e innovativi per i cittadini del futuro.

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Una risposta a “Sulle assunzioni nella PA lo sguardo al futuro e non al presente”

  1. Avatar Domenico Cristiano
    Domenico Cristiano

    Molto condivisibile la riflessione. Tuttavia, mi pare di avvertire, con la pianificazione di un numero consistente di assunzioni, il rischio dell’acuirsi di una mobilità “non programmata” tra amministrazioni. Molti dipendenti degli enti locali potrebbero essere attratti dagli stipendi più alti delle amministrazioni centrali, così come molti impiegati pubblici emigrati al nord , soprattutto quelli di recente assunzione, rischiano di rendere vane le assunzioni degli ultimi anni perché tenteranno i concorsi per i posti al sud, dove migliorerebbero il proprio potere d’acquisto.

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