Questo articolo fa parte di “Il mercoledì dei giovani PA”, la serie che ho ideato per lasciare la parola ai giovani che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Siamo abituati a sentire noi, i più anziani, parlare di loro: ho pensato che fosse il momento di ascoltare direttamente la loro voce. E devo dire che sto scoprendo un mondo fantastico.

Nell’immaginario collettivo italiano, la Pubblica Amministrazione è rimasta cristallizzata nella maschera di Checco Zalone: un ufficio grigio, un timbro stanco, l’ossessione per un’immobilità garantita fino alla pensione. Ma se guardiamo oltre la satira, scopriamo che la “macchina Stato” sta diventando il terreno di una delle più complesse sfide manageriali del Paese.

Cosa spinge, oggi, una giovane che ha lavorato nelle startup di Londra o un giovane laureato in Relazioni Internazionali a scommettere sul settore pubblico? Lo raccontano Silvia Fiorenza Priora, 34 anni, e Diego Donati, 24 anni. La loro non è una storia di ripiego, ma una scelta di impatto in quella che, a conti fatti, è la più grande e articolata “azienda” d’Italia.

1. Giovani PA e mobilità: perché la Pubblica Amministrazione non è una gabbia

Esiste un pregiudizio radicato secondo cui entrare nella PA significhi fermarsi in un binario morto. La realtà descritta da Silvia e Diego suggerisce l’esatto opposto: un ecosistema dinamico dove lo spostamento è sinonimo di crescita.

Silvia ha cambiato amministrazione tre volte, passando da enti più piccoli a realtà complesse per affinare le proprie competenze. Diego, a soli 24 anni, è già al suo secondo incarico, essendosi spostato dalle politiche sociali del Comune di Foligno all’area finanziaria di quello di Bevagna. In questo nuovo scenario, la PA permette di “spostarsi per imparare”, trasformando l’impiego pubblico in un percorso di carriera fluido.

“Molti dicono l’amministrazione è un po’ una gabbia, ma uno se vuole cambiare cambia.” — Silvia Fiorenza Priora

2. Dalla startup di Londra alla sanità pubblica: l’impatto del lavoro nella PA

Il percorso di Silvia Fiorenza Priora smonta il mito della PA come luogo per chi teme la competizione. Dopo sei anni a Londra, dedicati allo sviluppo commerciale di startup, Silvia è rientrata in Italia nel 2020. Non cercava un rifugio, ma un senso.

Oggi, all’interno del sistema sanitario, non si occupa di semplici scartoffie: gestisce l’analisi, il monitoraggio e la rendicontazione della spesa per un organico di quasi 10.000 dipendenti. Si interfaccia con la Corte dei Conti e il MEF, coordina i flussi per il trattamento accessorio e supporta le delicate trattative sindacali. È una complessità che nulla ha da invidiare ai vertici di una multinazionale, dove l’analisi del dato diventa la base per garantire il diritto costituzionale alla salute.

“Non è tutt’oro quello che luccica e bisogna provare per credere.” — Silvia Fiorenza Priora

3. Amministrazione Condivisa: il lato umano della burocrazia nella PA

Diego Donati rappresenta una nuova generazione di “funzionari di prossimità”. Nonostante una formazione orientata alla carriera diplomatica, ha scelto di specializzarsi in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni per operare sul territorio.

Anche dietro la freddezza di un ufficio tributi, Diego vede una missione di “Amministrazione Condivisa”: un cambio di mindset dove l’ente non esercita solo un potere unilaterale, ma collabora con cittadini e terzo settore per risolvere bisogni complessi. Gestire una pratica TARI o IMU, per Diego, significa aiutare un cittadino anziano a orientarsi in un sistema normativo intricato, garantendo che l’adempimento diventi lo strumento per finanziare servizi di comunità.

La PA si sta trasformando: da erogatrice passiva a promotrice di comunità, superando la logica del comando per adottare quella della collaborazione; dall’adempimento formale al soddisfacimento del diritto, ricordando che dietro ogni codice fiscale c’è un volto e una necessità reale; dall’isolamento al network territoriale, integrando associazioni e realtà locali nella costruzione delle soluzioni.

“Il nostro lavoro non deve finire quando abbiamo portato a termine il comando normativo, ma al pieno soddisfacimento dei diritti delle persone.” — Diego Donati

4. Gap generazionale nella PA: da problema a giacimento di competenze

Dopo un blocco delle assunzioni durato oltre un decennio, la PA vive oggi un momento di frizione e opportunità. Silvia sottolinea come il vuoto generazionale di 10-15 anni richieda ai nuovi arrivati un enorme sforzo di integrazione. I “senior” non sono ostacoli, ma depositari di una memoria storica e tecnica che i giovani devono assorbire rapidamente. La sfida per i “junior” è però quella di non farsi schiacciare dalla singola mansione.

Passare dalla mansione alla visione strategica è il vero salto di qualità. Come ricordato dal Presidente dell’ARAN, persino l’archivio o il protocollo sono il “cuore pulsante” dell’organizzazione: senza una gestione impeccabile dei dati e della memoria, la macchina si ferma. Capire come il proprio lavoro nell’ufficio paghe permetta a un ospedale di funzionare è ciò che trasforma un impiegato in un pezzo fondamentale della strategia nazionale.

5. Network trasversali e Graduate Program: il futuro delle carriere nella PA

Per colmare il divario di innovazione e rendere lo Stato un “employer of choice”, il dialogo tra questi professionisti suggerisce due evoluzioni necessarie.

La prima sono i network trasversali di professionisti: abbattere i silos tra le quasi 30.000 diverse amministrazioni italiane per favorire lo scambio di best practice. Se un Comune trova una soluzione innovativa per la gestione dei rifiuti, quella conoscenza deve diventare patrimonio comune attraverso una rete di “contaminazione” professionale.

La seconda è un Graduate Program della PA: ispirarsi ai modelli delle multinazionali per permettere ai neolaureati di ruotare tra diversi settori (finanziario, sociale, tecnico) nei primi tre anni. Questo permetterebbe ai giovani di acquisire una visione olistica dell’ente prima di specializzarsi, riducendo il rischio di sentirsi ingranaggi isolati.

Conclusione: la “missione” possibile

Il vero motore dell’attrattività della nuova Pubblica Amministrazione non è più solo la stabilità, ma lo scopo. In un mercato del lavoro sempre più fluido, la PA offre ai giovani la possibilità di gestire la complessità per produrre valore pubblico reale. Nonostante le criticità retributive che ancora affliggono alcuni comparti, come gli enti locali, emerge una “sana passione” legata all’impatto sociale delle proprie azioni.

Se la PA fosse davvero la più grande e complessa “azienda” del Paese, quanto saresti disposto a metterti in gioco per trasformarla dall’interno?

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