(Pazzesco ma vero)

Nel recente episodio di “Pazzesco MAvero”, la serie che combatte gli stereotipi sulla pubblica amministrazione, si è affrontato un tema di grande attualità e potenziale impatto: l’Intelligenza Artificiale (IA) applicata al settore pubblico. L’ospite d’eccezione è stato il Professor Fabrizio Silvestri, professore ordinario alla Sapienza di Roma, esperto di intelligenza artificiale e machine learning, con un background che include esperienze significative in grandi aziende tecnologiche internazionali come Yahoo e Facebook. La sua prospettiva è particolarmente preziosa perché, dopo un percorso nel privato e nella ricerca internazionale, è rientrato nella pubblica amministrazione lavorando in una delle eccellenze universitarie italiane, La Sapienza.

Il video mira a diffondere la realtà positiva e innovativa presente anche all’interno della PA, spesso vista in modo stereotipato come “vecchia” e “burocratica”. L’università stessa, rappresentata dalla Sapienza alle spalle del professore, è un esempio di pubblica amministrazione dove si lavora intensamente e si raggiungono livelli di eccellenza riconosciuti a livello mondiale, in particolare nella Data Science.

Cos’è l’Intelligenza Artificiale? Una Spiegazione Semplice

Per fare chiarezza, il Professor Silvestri ha offerto una sintesi del concetto di IA, un termine che risale agli anni ’60. Esistono due grandi categorie:

  1. IA Simbolica: Basata sulla logica e regole predefinite (es. “se piove, non gioco a tennis”). Si pensava potesse modellare tutta la conoscenza, ma la storia ha dimostrato che non è così.
  2. A Sub-simbolica: Deriva dalla statistica e mira a imparare dai dati, basandosi sull’esperienza, in modo simile a come gli umani apprendono (es. toccare un fornello acceso)

I famosi Large Language Model (LLM) come ChatGPT, Claude, Gemini, ecc., appartengono a questa seconda categoria. Essi apprendono da enormi quantità di dati (come il web e i libri) cercando correlazioni tra contenuti. Sono modelli matematici complessi, descrivibili tramite equazioni. È cruciale capire che sono strumenti computazionali e non sono coscienti. Il nome “Intelligenza Artificiale” stesso può essere fuorviante.

Applicazioni Immediata dell’IA nella Pubblica Amministrazione: Un Aiuto Concreto

L’IA offre svariati utilizzi immediati per la PA. Tra gli esempi discussi:

• Validazione di documenti: Un sistema sviluppato da un tesista ha dimostrato di poter analizzare determine manageriali per verificarne l’aderenza a leggi e regolamenti, identificando criticità nell’80% dei casi. Questo non sostituisce l’umano, ma fornisce un aiuto enorme, agendo come una checklist avanzata.

• Supporto in Sanità: In un ospedale, un sistema IA potrebbe aiutare i medici a riconoscere problemi in una lastra, minimizzando gli errori di distrazione.

• Facilitazione del Lavoro Quotidiano: Alla anagrafe, un sistema IA potrebbe recuperare e descrivere rapidamente documenti e riferimenti su una persona.

• Miglioramento della Qualità e Velocità: Per professori o chiunque scriva verbali o relazioni, l’IA può trascrivere dettati, correggere testi e suggerire miglioramenti, aumentando la qualità e risparmiando tempo sulle attività routinarie. L’umano si concentra sul contenuto, l’IA sulla forma e sull’efficienza. Questo trasforma l’IA in un potente strumento a supporto del lavoratore, non un sostituto.

Ostacoli e Sfide nell’Adozione dell’IA nella PA

Ostacoli e Sfide nell’Adozione dell’IA nella PA

Nonostante le immense opportunità, ci sono ostacoli. I principali includono:

• Privacy: Sebbene esista la possibilità di usare sistemi IA che girano localmente all’interno dell’organizzazione (come il modello Dante sviluppato da un gruppo di ricercatori alla Sapienza).

• Paura e Stereotipi: L’IA è spesso vista come una minaccia, in particolare per il lavoro, alimentata da una certa narrativa. Questa paura è un ostacolo anche nella PA.

• Resistenza Culturale: L’adozione dell’IA richiede un cambiamento culturale. L’informatica è stata creata per facilitare i compiti, e l’IA non è intrinsecamente difficile da usare; la barriera è spesso mentale. È necessario comunicare che l’IA è uno strumento, come il correttore automatico sul telefono o la consultazione dei codici di legge.

Adattarsi all’Evoluzione: L’IA all’Università e nel Futuro

L’IA è una rivoluzione che non si può fermare; bisogna coglierne l’occasione prima che ci travolga. Nelle università, ad esempio, i metodi di insegnamento e gli esami si stanno adattando. Sapendo che gli studenti useranno l’IA, si creano prove che richiedono comprensione profonda e qualità della soluzione, non solo la capacità di risolvere un esercizio (cosa che l’IA può già fare). L’uso dell’IA diventa un’opportunità per gli studenti di concentrarsi su aspetti più complessi e creativi.

Un aspetto notevole è la velocità esponenziale dell’innovazione nel campo dell’IA. Ciò che è nuovo oggi potrebbe essere superato in un mese. Stargli dietro è una sfida continua.

Guardando al futuro, l’IA potrebbe evolversi in “agenti IA”. Non un singolo modello, ma una costellazione di modelli che collaborano per raggiungere un obiettivo. Questo potrebbe trovare applicazione, ad esempio, nella negoziazione di contratti pubblici, dove gli agenti IA potrebbero svolgere il “lavoro sporco” preparatorio, permettendo agli umani di concentrarsi sugli aspetti cruciali e migliorare il risultato finale…. Ancora una volta, l’obiettivo è l’aumento della qualità e l’efficienza, non la sostituzione.

Cogliere l’Opportunità IA nella PA

In sintesi, l’IA rappresenta un’enorme opportunità per la Pubblica Amministrazione, non solo per automatizzare compiti semplici e routinari, ma soprattutto per migliorare la qualità del lavoro svolto e la velocità con cui le attività vengono eseguite…. Superare le paure, affrontare le sfide tecniche e legali (come la privacy) e promuovere un cambiamento culturale sono passi fondamentali per sfruttare appieno il potenziale di questa tecnologia.

È auspicabile costruire ponti più solidi tra università e amministrazioni, perché le università formano talenti e sviluppano innovazione che possono concretamente contribuire a questa trasformazione. L’invito finale è quello di non aspettare che l’IA “travolga” la PA, ma di abbracciarla attivamente come uno strumento di progresso.

Data la vertiginosa velocità di sviluppo dell’IA, sarà interessante rivedere tra qualche mese quali nuove evoluzioni avranno avuto luogo.

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