Ross Douthat, nel suo articolo sul New York Times (tradotto su Il Foglio Internazionale), analizza l’impatto della rivoluzione digitale sulla società contemporanea, descrivendo un fenomeno che lui paragona a un “collo di bottiglia” evolutivo, capace di inghiottire forme di vita sociale che riteniamo scontate.
“Ogni grande cambiamento tecnologico ha un’ombra distruttiva, le cui profondità inghiottono stili di vita che il nuovo ordine rende obsoleti”, osserva Douthat, ma aggiunge che l’attuale rivoluzione digitale è particolarmente radicale nel suo potere trasformativo.
L’autore identifica numerosi segnali di questo fenomeno:
“Quando gli studenti universitari faticano a leggere testi più lunghi di un paragrafo delle dimensioni di un telefono e Hollywood fatica a competere con YouTube e TikTok, ecco il collo di bottiglia che schiaccia le forme artistiche tradizionali come romanzi e film.”
Questo processo di trasformazione non risparmia nessun aspetto della vita sociale:
“Quando i giovani non frequentano nessuno, non si sposano e non mettono su famiglia, ecco il collo di bottiglia che si sta creando per le istituzioni umane più basilari di tutte.”
Un elemento distintivo di questo “collo di bottiglia” è la sua apparente volontarietà:
“Il collo di bottiglia dell’era digitale è diverso: la nuova era ci sta uccidendo dolcemente, allontanando le persone dal reale e portandole nel virtuale, distraendoci dalle attività che sostengono la vita quotidiana e, infine, facendo sembrare obsoleta l’esistenza su scala umana.”
Douthat evidenzia come funziona il meccanismo di sostituzione:
“Per l’amore, le app di incontri sostituiscono bar, luoghi di lavoro e chiese. Per l’amicizia, messaggi e messaggi privati sostituiscono il passare il tempo. Per l’intrattenimento, il piccolo schermo sostituisce il cinema e gli spettacoli dal vivo.”
Il paradosso è che spesso questi sostituti digitali sono inferiori agli originali:
“BookTok sta alla letteratura come OnlyFans sta al grande amore romantico. Le fonti online di notizie sono generalmente scadenti rispetto all’ecosistema scomparso dei giornali cartacei.”
Nonostante questo, la facilità di accesso e la gratificazione immediata li rendono più attraenti:
“Lo scorrimento infinito dei social media è peggio di un bel film, ma non puoi distogliere lo sguardo, e i romanzi sono incredibilmente difficili da leggere rispetto a TikTok o Instagram.”
In conclusione, Douthat lancia un appello all’azione consapevole, suggerendo che la sopravvivenza dipenderà da scelte deliberate:
“Avere un figlio. Praticare la religione. Trovare la scuola. Sostenere il teatro locale, il museo, l’opera o la sala concerti, anche se si può vedere tutto su YouTube. Prendere il pennello, la palla, suonare uno strumento. Imparare la lingua, anche se esiste un’app.”
E termina con un monito potente:
“Mentre il collo di bottiglia si restringe, ogni sopravvivenza dipenderà dal prestare attenzione ancora una volta all’antico ammonimento: ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché tu e la tua discendenza possiate vivere.”
In un’epoca in cui la tecnologia digitale rischia di “disintegrare” molte forme tradizionali di cultura e vita sociale, la risposta non sta nel rifiuto totale dell’innovazione, ma nella consapevolezza e nell’intenzionalità delle nostre scelte quotidiane.


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