Nei contratti collettivi nazionali di lavoro del pubblico impiego 2019-2021 si sta procedendo, come più volte scritto in questo blog, ad una definizione dell’inquadramento del personale pubblico più aderente al nuovo corso delle Pubbliche Amministrazioni.

L’intera riordino classificatorio è accompagnato da una regolamentazione di alcuni istituti, tra cui il sistema delle carriere, che consentono di delineare un ordinamento professionale più moderno e maggiormente consono alle necessità delle pubbliche amministrazioni, con un approccio uniforme tra i vari comparti di contrattazione.

In particolare nell’ambito della revisione degli ordinamenti professionali è stata introdotta la nozione di famiglia professionale.

Cosa è la famiglia professionale?

La famiglia professionale comprende lavori con comuni orientamenti e finalità, approcci professionali e competenze, coinvolti in processi di lavoro uguali o simili.
In particolare le famiglie professionali sono definite come ambiti professionali omogenei caratterizzati da competenze similari o da una base di conoscenze comune.

In esse sono raccolti una pluralità di profili di ruolo o di competenza, in base alla complessità dell’organizzazione.

Per fare un esempio, in relazione all’area dei funzionari del nuovo Contratto delle funzioni centrali sottoscritto il 9 maggio 2022, un ministero potrebbe individuare la famiglia dei “funzionari di ambito giuridico” e, al suo interno, declinare vari ruoli ad esempio legati al diritto dell’ambiente, diritto tributario o al diritto sindacale.

Il profilo di ruolo è proprio la descrizione delle “finalità, responsabilità e competenze” di un determinato ruolo.

Il profilo di competenze, invece, è l’insieme delle competenze necessarie per svolgere un determinato ruolo, descritte rispetto ad un modello di riferimento.

L’individuazione delle famiglie professionali è rilevante ai fini dell’inquadramento giuridico del personale e dell’esigibilità delle mansioni di cui all’articolo 52 del decreto legislativo n. 165/20019. Nel contratto individuale occorre infatti indicare, oltre all’area di appartenenza, anche la specifica famiglia professionale attribuita.

Sul tema dell’individuazione delle famiglie e i relativi profili è bene evidenziare il ruolo che svolge la contrattazione integrativa. In tale sede sono definite le famiglie e le relative competenze professionali. Quindi è importante che le amministrazioni svolgano preventivamente un’analisi del fabbisogno del personale, preceduta da una mappatura dei processi.

Analisi dei fabbisogni

L’analisi dei fabbisogni rappresenta uno strumento strategico che partendo dal numero di dipendenti cessati dall’amministrazione, può individuare le professioni che qualitativamente sono richieste per accompagnare l’evoluzione dell’ente, superando una logica di mera sostituzione delle cessazioni e adottando una prospettiva inter-funzionale nella definizione dei profili mancanti.

In questo modo, la stessa organizzazione assume una struttura agile, in grado di adattare le proprie professionalità e competenze ai mutevoli fabbisogni degli utenti, identificando i profili di ruolo di cui l’amministrazione ha bisogno. Ci vuole, in estrema sintesi, una visione dell’amministrazione degli anni futuri.

Per l’analisi dei fabbisogni è fondamentale che la dirigenza ricorra a tecniche di job analisys, job description e job profiling per definire dal punto di vista qualitativo il fabbisogno di personale da reclutare.

Le amministrazioni devono richiedere non più solo le conoscenze teoriche dei dipendenti (sapere), ma anche le capacità tecniche (saper fare) e comportamentali (saper essere).

Un processo che porterà, inevitabilmente, ad una progressiva riduzione delle figure amministrative aspecifiche (o generaliste) a favore, ad esempio, di esperti del digitale, di e-procurement, di transizione verde, di project management.

Il sistema, poi, si aggiornerà nel tempo, consentendo di depennare i profili obsoleti e individuare i profili nuovi e creare competenze diffuse nel sistema in tema di gestione del personale.
In questo modo si potrà definire un sistema dei ruoli che possa essere aggiornato e integrato continuamente, evitando di proporre modelli rigidi e predefiniti, uguali per tutti.

La definizione dei nuovi profili professionali, quindi, permetterà di acquisire quei profili specializzati che attualmente prediligono il settore privato.

Un cenno infine alle linee di indirizzo per l’individuazione dei nuovi fabbisogni professionali delle pubbliche amministrazioni emanate di recente dal Dipartimento della funzione pubblica. Queste hanno lo scopo di fornire un valido supporto alle amministrazioni impegnate nell’individuazione dei nuovi fabbisogni professionali. Il documento è diviso in tre sezioni: (i) la prima inquadra il tema della gestione per competenze; (ii) la seconda è finalizzata a fornire gli strumenti conoscitivi per l’adozione di un modello incentrato sui profili di ruolo all’interno dei singoli enti; (iii) la terza fornisce un richiamo alle esperienze nazionali ed internazionali analizzate, evidenziando punti di contatto e differenze nell’approccio e nello strumento adottati, con richiami a concrete applicazioni sul campo maturate nell’ambito di amministrazioni pubbliche a quadro normativo vigente.


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One response to “Le famiglie professionali nei nuovi CCNL del pubblico impiego”

  1. Finalmente, un approccio moderno nell’organizzazione e nella fase di reclutamento del lavoro pubblico.
    Finalmente, si supera la logica ottocentesca della selezione basata esclusivamente sulla conoscenza nozionistica di alcune, talvolta anche troppe, materie.
    Ad ogni modo, sarà una bella sfida per tutti i protagonisti del lavoro pubblico.

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