Qualche giorno fa ho ricevuto questa mail:

“Buonasera dott. Naddeo, sono una studentessa universitaria e frequento il corso di laurea di giurisprudenza. Con riguardo al suo ultimo video circa la creazione di un collegamento tra percorso universitario e reclutamento nelle pubbliche amministrazioni, noi giovani saremmo anche interessati a svolgere una prima esperienza nella pubblica amministrazione, come il tirocinio per la scrittura della tesi o il dottorato in pA (prendendo in considerazione la possibilità di lavorare in futuro nella stessa), ma dato che a distanza di quasi un anno dall’adozione del decreto interministeriale che li ha introdotti ancora non viene fornita alcuna indicazione o informazione chiara in merito, non possiamo fare altro che spostare il nostro interesse sul settore provato. La ringrazio per aver portato all’attenzione questa tematica fondamentale per il futuro della pubblica amministrazione.”

Ne ho ricevute molte di queste mail e allora mi sono venute in mente alcune considerazioni e riflessioni.

Preliminarmente mi viene da dire che non è vero che i giovani non sono interessati alla pubblica amministrazione, forse non vorranno lavorarci tutta la vita, ma un’esperienza la vorrebbero fare.

Però partiamo dai dati.

Secondo Formez PA, nel report 2022, leggiamo che i lavoratori della PA con 50 anni o più superano il 55%, poco più del 35% ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni e soltanto il 9% ha un’età inferiore a 35 anni. La partecipazione ai bandi di concorso resta comunque elevata, con, in media, circa 100 candidature per ogni posto assegnato, ma l’età media dei nuovi ingressi di 36 anni è ancora troppo alta. Rimane insoddisfatta, inoltre, la richiesta di profili professionali tecnici, particolarmente specializzati o emergenti.

Infatti, meno del 30% di chi partecipa ai bandi ha un background nell’ambito statistico, ingegneristico, informatico o architettonico.
Soltanto il 7% richiede la conoscenza di una lingua straniera e solo il 4,8% richiede ai candidati una base di conoscenze informatiche.

Le nuove generazioni vedono così il settore pubblico come distante, rigido e poco rispondente ai propri bisogni quotidiani di fronte a un mondo in continua evoluzione.

Quindi abbiamo un problema sia nei bandi di concorso, sia nella capacità di comunicare in modi diversi tutto ciò che riguarda la pubblica amministrazione.

Allora come classe dirigente delle Pubbliche amministrazioni dobbiamo partire da questo e costruire un percorso per attrarre i giovani prima, e poi cercare di farli rimanere.

Da dove iniziare? Prima di tutto occorre cambiare l’approccio nella fase del reclutamento: non aspettare più all’ingresso del Ministero, Ente o agenzia che arrivino i vincitori di concorso, ma andare a cercarli. Preparare bandi per i concorsi più adatti alle nuove professionalità. Saper reclutare.

Gli strumenti come scritto in un precedente post già esistono: apprendistato, tirocini e dottorati. Occorre quindi cercare (e non aspettare!) le competenze necessarie per la propria organizzazione per i prossimi 5, 10 o 20 anni.

Dove cercare? Nei luoghi dove si formano i giovani: nelle Università. Perciò creare un collegamento tra mondo universitario e pubbliche amministrazioni per formare le competenze del futuro.

Poi è necessario lavorare sull’employer branding della PA. Avere una buona reputazione con una cultura organizzativa fondata sulla capacità di stimolare la motivazione e dirigenti che sappiano valorizzare le conoscenze e le capacità dei dipendenti. Promuovere la Pubblica amministrazione come brand mediante una comunicazione che utilizzi tutti gli strumenti oggi a disposizione.

In questo contesto mi permetto di segnalare l’Open day delle pubbliche amministrazioni che avevo lanciato su questo blog e che sarà il tema inaugurale del Forum Pa 2023 il 16 maggio al Palazzo dei Congressi di Roma. OPEN DAY PA: apriamo le amministrazioni ai nuovi talenti con la presenza di tanti giovani e del Ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.

L’Open day è diventato un brand allora lo utilizzino gli enti, che ne inventino altri perchè solo con una visone futura possiamo realmente cambiare le cose.

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3 risposte a “I giovani e la Pubblica Amministrazione”

  1. Condivido in toto il suo commento, ma non sono solo i giovani a considerare la PA “come distante, rigida e poco rispondente ai propri bisogni quotidiani”.
    La PA beneficia della stessa e identica reputazione anche tra chi vi lavora.

  2. Purtroppo possiamo elaborare tutte le possibili soluzioni, ma c’è un macigno che impedisce ai giovani preparati di entrare nella P.A. Si chiama “Raccomandazione”. I giovani preparati, credendo che la loro preparazione sia sufficiente per vincere il concorso, trovano umiliante andarsi a trovare una ” efficace” raccomandazione. I giovani meno preparati, consapevoli della loro scarsa preparazione, si cercano la raccomandazione “giusta”, e tra I due quasi mai vince il preparato. Ma queste cose si possono solo pensare, perché è pericoloso dirle!

    1. Ma non è vero. Questa è una scusa per non avvicinarsi ad un mondo che presuppone la fatica di prepararsi ad un concorso .Io ne ho visti tanti giovani preparati nella mia vita professionale che hanno fatto carriera nella Pa. Io stesso posso dire di non aver mai avuto la cosiddetta “raccomandazione”. Sono stato anche fortunato, come in tutte le cose della vita, ma la raccomandazione no. Poi ci può essere anche questo problema, a mio avviso marginale, ma non è per questo che i giovani non entrano nella Pa. Peraltro è un problema anche per il settore privato.

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