Nell’era digitale, la Pubblica Amministrazione (PA) italiana si trova di fronte a una sfida epocale: abbracciare l’innovazione tecnologica, inclusa l’Intelligenza Artificiale, per trasformarsi radicalmente. La riforma delle istituzioni pubbliche però non è solo una questione di aggiornamento normativo, ma richiede una vera e propria trasformazione culturale e organizzativa. Giorgio Donna, già professore ordinario di economia aziendale, in una sua pubblicazione del 2011, ha individuato quattro principali ostacoli — le cosiddette “zavorre” — che frenano il cambiamento nella Pubblica Amministrazione. Ritengo che questi ostacoli, ancora oggi, rappresentino sfide cruciali da affrontare per rendere la PA più efficiente e orientata al cittadino. In questo articolo, esploreremo le quattro zavorre individuate da Donna: quella storica, quella tecnica, quella individualistica e quella culturale.
La zavorra storica: il peso del passato
Il primo ostacolo che Donna identifica è la “zavorra storica”, ovvero il peso di strutture e pratiche organizzative che sono retaggio del passato. La PA italiana si trova ancora oggi a fare i conti con apparati organizzativi incoerenti, iper-frammentati e spesso inefficaci. La presenza di modelli organizzativi obsoleti, ereditati da un contesto storico ormai superato, rappresenta una delle maggiori difficoltà per avviare un reale processo di cambiamento.
Questi modelli si manifestano attraverso processi di lavoro complessi, con attività che spesso non hanno una chiara spiegazione o finalità, ma sono legati soprattutto ad adempimenti normativi. L’assenza di una programmazione strategica e di sistemi di valutazione efficaci rende difficile sostenere una direzione coerente. Anche i parametri di assunzione del personale (fabbisogno) sono datati: si privilegiano le conoscenze teoriche rispetto alle competenze pratiche e alle capacità di adattamento, elementi fondamentali per affrontare le sfide di un contesto in continua evoluzione. Inoltre, la mancanza di politiche volte allo sviluppo e alla formazione delle risorse umane contribuisce a mantenere la PA un ambiente statico e poco aperto al cambiamento.
La zavorra tecnica: le difficoltà nel misurare il cambiamento
Il secondo ostacolo è rappresentato dalla “zavorra tecnica”. Nel settore privato, le aziende possono misurare la loro efficienza e il loro successo attraverso una serie di indicatori chiari, come il profitto o la quota di mercato. Nella PA, però, la misurazione dell’efficienza e dell’efficacia è più complessa. Le attività pubbliche riguardano esigenze sociali molto particolari e individuali, che non possono essere sintetizzate o valutate con gli stessi parametri utilizzati nel settore privato. Gli indicatori di misurazione degli output possono risultare ambigui e difficili da applicare, rendendo complicato valutare in maniera oggettiva i risultati delle politiche pubbliche.
Inoltre, la necessità di garantire trasparenza e correttezza in ogni fase del processo amministrativo comporta l’introduzione di numerosi controlli e regole, che spesso rallentano l’attività e riducono l’efficienza complessiva. Questo elemento è comune non solo in Italia, ma anche in molti altri paesi, dove il cambiamento nella PA risulta più lento rispetto al settore privato proprio a causa delle specifiche esigenze di accountability e legalità.
La zavorra individualistica: la mancanza di una cultura manageriale
Il terzo ostacolo è definito come “zavorra individualistica”. L’Italia è un paese che valorizza l’imprenditorialità, ma storicamente ha riservato poca attenzione alla figura del manager. Questo si riflette anche nella PA, dove spesso manca una sensibilità organizzativa adeguata. Le competenze manageriali, come la capacità di delegare, pianificare, organizzare il lavoro e gestire le risorse, sono ancora troppo deboli.
In molti casi, il successo di un’organizzazione è legato più alle capacità individuali di alcune persone chiave piuttosto che a un’efficace struttura organizzativa. Questo approccio può portare a buoni risultati nel breve termine, ma rende l’organizzazione estremamente fragile e dipendente da pochi individui. Inoltre, la PA si trova spesso a dover gestire organizzazioni più grandi e complesse rispetto alle piccole e medie imprese tipiche del panorama italiano, il che richiede competenze di gestione che non sempre sono presenti.
La zavorra culturale: un ambiente resistente al cambiamento
Infine, la “zavorra culturale” rappresenta forse l’ostacolo più insidioso. La cultura organizzativa della PA è profondamente influenzata da un’impostazione giuridica e burocratica. Le persone che ricoprono ruoli dirigenziali nella PA hanno spesso una formazione prevalentemente giuridica, e questo influenza in maniera significativa la loro visione dell’organizzazione e della gestione delle risorse. La mancanza di una cultura orientata al cambiamento e al miglioramento continuo rappresenta un serio freno per l’innovazione.
Il linguaggio utilizzato nella PA è spesso complesso, burocratico e poco comprensibile, non solo per i cittadini ma anche per gli stessi dipendenti. Questo rende più difficile la comunicazione interna e ostacola l’adozione di nuove prassi e innovazioni organizzative. Anche l’istruzione, soprattutto quella univesitaria, non prepara adeguatamente al cambiamento e alla gestione dell’incertezza, elementi essenziali per affrontare le sfide della modernità.
Conclusioni: opportunità per il futuro
Nonostante le difficoltà evidenziate, è possibile intravedere delle opportunità per il cambiamento nella Pubblica Amministrazione. Negli ultimi anni, diverse riforme hanno cercato di introdurre nuove logiche di gestione e di valorizzare le competenze manageriali all’interno della PA. L’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, ad esempio, rappresenta un’opportunità concreta per supportare la PA, semplificare i processi e migliorare l’efficienza, riducendo la distanza con i cittadini.
È necessario un cambio di paradigma che valorizzi le competenze manageriali, promuova la formazione continua e incoraggi una cultura del miglioramento continuo. Solo in questo modo sarà possibile superare le zavorre storiche, tecniche, individualistiche e culturali che ancora oggi limitano il potenziale della Pubblica Amministrazione italiana.
È un percorso lungo e complesso, ma indispensabile per costruire una PA moderna, efficiente e al servizio dei cittadini.
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