Nel vortice di cambiamenti che caratterizzano l’epoca attuale, con una rivoluzione tecnologica, trainata dall’intelligenza artificiale, che non accenna a rallentare e sfide socio-economiche che si evolvono a passo spedito, la formazione continua si palesa come una necessità imperativa, specialmente nel settore della Pubblica Amministrazione (PA). È un dato di fatto: il mondo cambia, e con lui le esigenze dei cittadini che richiedono servizi pubblici efficienti, tempestivi e in linea con le aspettative di una società digitalmente evoluta. Le imprese private lo hanno capito da tempo e stanno investendo molto nella formazione. E’ ora che la PA si svegli, altrimenti rischia di essere il treno più lento nella corsa al cambiamento delle organizzazioni del lavoro.
Il contesto di cambiamento
Come più volte scritto su questo blog, negli ultimi anni, la PA si è trovata ad affrontare una vera e propria tempesta perfetta: da un lato, una carenza di competenze aggiornate, dall’altro, una drastica riduzione degli investimenti in formazione, eredità di politiche di austerità, compreso il devastante blocco delle assunzioni, che hanno lasciato il segno. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) getta luce su questa realtà, sottolineando una verità scomoda: tra il 2008 e il 2019, gli investimenti in formazione per i dipendenti della PA sono stati praticamente dimezzati, un taglio che ha avuto ripercussioni significative sulla qualità e sull’efficacia dei servizi pubblici.
La scarsità di formazione specifica, soprattutto nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), è un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare. Questo gap formativo è particolarmente evidente nelle amministrazioni periferiche, le più colpite dai tagli dei periodi di crisi economica.
Contrariamente al settore privato, dove il reskilling spesso si avvale di radicali rifondazioni aziendali o di rapidi cambiamenti di personale, nella Pubblica Amministrazione il processo richiede necessariamente una strategia più statica e riflessiva, vincolata da norme e adempimenti. Qui, i traguardi della trasformazione digitale si concretizzano attraverso modifiche organizzative e piani mirati di formazione e sviluppo, destinati a dirigenti e funzionari, al fine di coltivare le competenze necessarie per navigare il cambiamento.
Le modifiche organizzative sono fondamentali, perché non bisogna commettere l’errore fatto nel passato adeguando l’innovazione tecnologica alle vecchie procedure. Occorre invece fare il contrario: modificare le vecchie procedure in funzione dell’innovazione tecnologica.
Verso una soluzione
Affrontare queste sfide richiede più di un semplice cambio di passo: necessita di una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla formazione. Non basta recuperare le competenze perdute; è fondamentale guardare avanti, innovando e ampliando le conoscenze di tutti i dipendenti attraverso investimenti mirati e metodologie formative all’avanguardia. È giunto il momento di abbandonare la logica dei tagli e affrontare l’obsolescenza delle competenze come una sfida comune a molti lavoratori, indipendentemente dal settore di impiego.
La formazione continua deve trasformarsi in un diritto-dovere per ogni dipendente, un investimento nel futuro capace di adeguare le competenze alle richieste di un mercato del lavoro che non smette di evolversi. Questo implica superare gli approcci formali e obsoleti alla formazione, abbracciando invece modalità innovative che stimolino un apprendimento attivo e coinvolgano direttamente i dipendenti nel processo formativo.
Un esempio lampante di questa nuova direzione è la piattaforma Syllabus, una ventata di freschezza nel panorama formativo della PA. Lanciata di recente dal ministro Zangrillo, Syllabus promette una formazione personalizzata in modalità e-learning, adattata alle esigenze formative individuali e basata su un’analisi accurata dei bisogni. Inoltre, l’introduzione nei CCNL delle aree dirigenziali di figure professionali come il dirigente “mentore”, segna un passo avanti significativo verso un sistema di formazione che guarda al futuro, preparato ad affrontare le sfide che ci attendono.
L’Innovazione attraverso le Comunità di Pratica
Un altro aspetto fondamentale nel processo di rinnovamento e di formazione continua nella Pubblica Amministrazione è l’adozione di metodologie di apprendimento basate sull’interazione e la condivisione tra pari, quali le comunità di pratica. Queste rappresentano un esempio eccellente di come l’apprendimento collaborativo possa trascendere i limiti tradizionali, promuovendo uno scambio di conoscenze e buone pratiche tra i dipendenti che va ben oltre la semplice formazione formale.
Il peer tutoring, o apprendimento on the job sostenuto da “tutori alla pari”, è una tecnica che consente di mettere in rete più colleghi per lo scambio di buone pratiche e per la valutazione reciproca. Questo approccio non solo favorisce l’apprendimento pratico e immediato, ma stimola anche la creazione di una rete professionale solida e collaborativa.
La “Comunità di Pratica”, specificamente, si estende attraverso vari ambiti professionali, dalla gestione delle risorse umane agli appalti, passando per la trasformazione digitale fino all’analisi dei dati. All’interno di queste comunità, i dipendenti non solo condividono conoscenze ed esperienze, ma imparano l’uno dall’altro in un contesto che valuta e promuove la crescita individuale e collettiva. Attraverso incarichi di docenza, tutorship, e la partecipazione attiva a comunità di pratica con altre amministrazioni, i dipendenti più capaci e motivati trovano nuove vie per la valorizzazione e il trattenimento.
L’utilità di questo metodo risiede nel superare la tradizionale trasmissione gerarchica di saperi. In una comunità di pratica, la leadership è distribuita, e ogni membro assume responsabilità attive nel processo di apprendimento, favorito da un clima che incoraggia esplorazione e coraggio nell’osare.
Conclusione
Riformare la formazione nella Pubblica Amministrazione non è solo una questione di aggiornamento professionale; è un imperativo strategico per il futuro del nostro Paese. Superare le barriere obsolete, investire in metodologie formative innovative e promuovere un ambiente di apprendimento continuo sono passi fondamentali per garantire che la PA possa rispondere efficacemente alle esigenze della società contemporanea. Non ci sono scorciatoie legislative, riforme epocali o formule magiche, si tratta di investire sulle persone. Solo attraverso un impegno concreto e coordinato sarà possibile elevare la qualità dei servizi pubblici, rendendo la Pubblica Amministrazione un motore di crescita sostenibile e innovazione per l’Italia. La strada è tracciata; ora spetta a noi, classe dirigente della PA, percorrerla con determinazione e visione, per costruire un futuro in cui la formazione è la chiave del rinnovamento e della resilienza.
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