Lee-Archer sintetizza: Il termine “tecnologia digitale” può essere inteso come automazione in cui le macchine eseguono i compiti che l’uomo non è in grado di svolgere (come i compiti ripetitivi) e/o che vengono eseguiti ripetutamente. All’altro estremo della scala uomo+macchina ci sono compiti come la consulenza e la cura della persona che sono meglio eseguiti da un essere umano. In mezzo a questi due estremi ci sono molte attività in cui le macchine possono aumentare le capacità umane (…). Questa via di mezzo è il dominio dell’IA. L’IA sta rapidamente emergendo come tecnologia trasformativa dell’era dell’informazione. I rischi associati all’IA sono molti e vengono spesso espressi in termini di timori, speranze, previsioni e, talvolta, avvertimenti disastrosi (ad esempio, “le macchine stanno prendendo il sopravvento”). L’IA, tuttavia, è una tecnologia che ha più di 60 anni. Da quando il termine “intelligenza artificiale” è stato coniato nel 1956 (…), le fantasie di una scienza d’azione e di un mondo controllato da robot hanno spesso trovato spazio nel discorso pubblico. Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è salita alla ribalta grazie ai fenomenali progressi nella potenza di calcolo e alla disponibilità di dati, che hanno dato vita all’apprendimento automatico. (B. Lee-Archer,”the relationship between humans and machines in public policy”, in AA. VV., “Digital Disruption in Teaching and Testing. Assessments, Big Data, and the Transformation of Schooling” – traduzione in proprio)

Per chIArezza…

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