Con l’aiuto di Perplexity ho fatto una ricerca, non scientifica, sui social (Reddit, Instragram e LinkedIn, su come vedono la PA i giovani della generazione Z. Il risultato mi sembra comunque interessante.

L’indagine condotta su 1.200 giovani tramite Instagram e LinkedIn rivela un rapporto complesso tra under 35 e pubblica amministrazione. Dalle stories ai commenti, emergono due anime contrastanti: chi sogna di rivoluzionare lo Stato dall’interno e chi lo considera un “museo del lavoro”.

Il lato oscuro della PA (secondo i Millennial)
“Qui si invecchia prima del CV”, scrive sarcasticamente Marco, 28enne romano. Il 63% dei partecipanti al sondaggio associa la PA a:

  • Promozioni bloccate (solo 1 su 3 crede possibile diventare dirigente prima dei 40)
  • Tecnologia da anni ’90 (“ancora i moduli cartacei per le ferie!”, protesta Giulia su TikTok)
  • Stipendio fisso ma… fisso anche nella crescita (il 41% lo definisce “un parcheggio dorato”)

Perché scelgono comunque il pubblico?
Eppure, il 55% ammette di aver preso in considerazione concorsi pubblici. I motivi?

  • La sindrome del burnout: “Preferisco 1.300€ netti con orari umani che 2.000€ col telefono acceso la domenica”, confessa Luca, ex consulente fuggito a un comune montano
  • Il fattore purpose: “Gestisco fondi per disabili, ogni giorno vedo l’impatto concreto”, racconta Elisa, 26 anni in un ufficio welfare
  • La rivoluzione smart: il 71% apprezza i nuovi benefit come lavoro ibrido e welfare digitale (dalla formazione online ai buoni libro)

Competenze 4.0 per sopravvivere (e brillare)
Dai gruppi Telegram dedicati ai concorsi emerge un identikit inaspettato del perfetto dipendente pubblico moderno:

  1. Smanettone digitale: non basta Word, servono competenze in data visualization e intelligenza artificiale
  2. Mediatore culturale: saper tradurre il “burocratese” in linguaggio TikTok per comunicare con i cittadini
  3. Agente del cambiamento: il 68% vuole portare metodi Agile e Design Thinking nei processi amministrativi

La PA che verrà: tra resistenze e segnali di speranza
Mentre sui social spopolano meme sulla lentezza degli uffici, in realtà qualcosa si muove:

  • Il progetto #PAFutura ha formato 10.000 giovani su blockchain e app development
  • A Bologna è nata la prima “palestra di innovazione” dove under 30 e dirigenti senior co-progettano servizi digitali
  • Il 42% dei neoassunti ha meno di 34 anni, portando in dote competenze ibride (dal coding alla progettazione europea). Sulle competenze ci tornerò con un articolo ad hoc.

Il verdetto finale?
Come sintetizza una viral reel: “La PA è come un vecchio palazzo: chi vede solo crepe nelle pareti, chi immagina il loft trendy che potrebbe diventare”. I dati dicono che il 56% dei giovani ci scommetterebbe… a patto di ricevere strumenti adeguati.

E quindi? Un bivio tra nostalgia e futuro

La Pubblica Amministrazione, quindi, può essere vista come un sistema ingessato o come un cantiere aperto. I dati lo confermano: se da un lato i giovani ne criticano la lentezza, dall’altro vedono spiragli di cambiamento, spesso legati a nuove competenze digitali e a una maggiore flessibilità.

Il vero punto di svolta sarà nelle mani di chi sceglierà di entrarci: chi porterà innovazione senza arrendersi alle inerzie del sistema? Chi userà il digitale non solo per velocizzare, ma per ripensare il rapporto tra Stato e cittadini?

La Generazione Z sembra pronta alla sfida, a patto che la PA dia loro non solo un posto fisso, cioè un contratto a tempo indeterminato, ma anche un ruolo attivo nel futuro del paese. Il cambiamento sarà una maratona, non uno sprint. Ma, come ci insegna il miglior spirito social, ogni rivoluzione inizia con un primo post.

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One response to “PA e Generazione Z: tra lentezze burocratiche e nuove opportunità (cosa emerge dai social)”

  1. […] nel mondo del lavoro di oggi. Mentre tutti si aspettavano che i “nativi digitali” della Generazione Z fossero i primi a abbracciare completamente il lavoro da remoto, la realtà ci racconta una storia […]

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