Il CCNL Sanità 2025-2027 riguarda 592.638 persone. Ma la cosa che conta di più non è soltanto quello che c’è scritto: è che a scriverlo siamo stati in due.
Di un contratto collettivo si parla quasi sempre al singolare e, soprattutto, riferito ad una sola parte «l’ARAN ha previsto», «l’ARAN riconosce», «l’ARAN ha stabilito». Come se fosse un testo calato da un’unica volontà, uscito da una stanza sola. Non funziona così, e la differenza non è formale.
Il 29 luglio abbiamo sottoscritto l’ipotesi del CCNL Sanità 2025-2027. Con questa firma si completa il quadro delle intese su tutti e quattro i comparti della tornata. È il contratto di uno dei comparti più numerosi del pubblico impiego italiano, e contiene alcune novità che meritano di essere lette con attenzione. Ma prima del merito c’è il metodo, e il metodo qui è sostanza.
Chi firma si assume la responsabilità
Un contratto collettivo nazionale si scrive in due. Da una parte l’ARAN, che rappresenta le amministrazioni; dall’altra le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto. Nessuna delle due parti scrive da sola, nessuna può imporre all’altra un testo. Ogni articolo che finisce in quelle pagine è passato per una discussione, spesso per una divergenza, quasi sempre per una mediazione.
Questo significa che la responsabilità di ciò che è stato scritto è di entrambe le parti. Non è una concessione fatta dall’amministrazione, né una conquista strappata al datore di lavoro pubblico: è un impegno reciproco, di cui ARAN e sindacati rispondono insieme davanti ai lavoratori e ai cittadini.
Lo dico perché, passata la firma, arriva puntualmente la stagione dei distinguo: su questo articolo non eravamo d’accordo, quella formulazione non è quella che volevamo, su quel punto abbiamo dovuto cedere. La sottoscrizione, invece, è un atto di responsabilità di tutte le parti che l’hanno apposta. Si firma il testo intero, non gli articoli che piacciono. Ed è anche il motivo per cui un contratto regge meglio di una circolare: perché chi dovrà applicarlo ha partecipato a costruirlo.

Intelligenza artificiale: l’algoritmo e chi risponde
Il testo dedica un Titolo intero all’intelligenza artificiale. Sono poche pagine, e voglio dire subito cosa non sono: non disciplinano l’atto clinico. Il contratto regola il lavoro, non la medicina. Il perimetro sono i sistemi che incidono sul rapporto di lavoro — l’organizzazione dei servizi, i turni, gli obiettivi, la valutazione della prestazione.
Dentro quel perimetro abbiamo fissato alcuni punti fermi.
Quando un’azienda sanitaria intende introdurre sistemi di IA o algoritmi automatizzati che toccano il rapporto di lavoro, deve informare preventivamente il dipendente: a cosa serve il sistema, dove viene usato, quali dati tratta, quanto è accurato e sicuro, quali ricadute avrà sull’organizzazione e sulla valutazione. Nessuna sorpresa a cose fatte.
Le decisioni che producono effetti giuridici o incidono in modo significativo sul rapporto di lavoro non possono essere prevalentemente o esclusivamente automatizzate: serve sempre un intervento umano vero, capace di valutare criticamente l’output della macchina. Non un clic di conferma — una valutazione.
Al lavoratore è garantito il diritto di conoscere, in forma comprensibile, i criteri generali di funzionamento dei sistemi che incidono sulla sua prestazione. E la responsabilità di chi dirige resta dove è sempre stata: non è delegabile a un algoritmo. Se la decisione è sbagliata, non risponde il software. È lo stesso principio che ho argomentato tempo fa spiegando perché l’AI non sostituisce i dirigenti pubblici: la macchina propone, la persona decide e ne risponde.
C’è infine un aspetto che considero decisivo: i riflessi dell’IA sull’organizzazione dei servizi diventano materia di contrattazione integrativa. Vuol dire che la discussione non si esaurisce a Roma, in un tavolo nazionale, ma continua in ogni azienda, dove i sistemi vengono effettivamente introdotti. È la stessa strada scelta poche settimane fa per gli enti locali, quando ho raccontato come l’algoritmo entra in Comune, ma con regole.
Si dirà: sono principi, e i principi si misurano sull’applicazione. È vero, e non ho intenzione di sostenere il contrario. Ma senza quei principi scritti, l’introduzione dell’IA in ospedale sarebbe rimasta ciò che è stata finora quasi ovunque: una decisione tecnica presa altrove e comunicata a valle.
Le altre novità: profili, incarichi, benessere
Il resto del contratto segue una logica coerente.
L’ordinamento professionale è stato aggiornato con nuovi profili, tra cui uno dedicato alla cybersicurezza. Non è un dettaglio: chiedere trasparenza sui sistemi senza dotarsi delle competenze per capirli sarebbe stato un esercizio retorico.
Il sistema degli incarichi è stato ristrutturato per valorizzare il merito e le competenze specialistiche, con criteri di conferimento e di valutazione resi noti in anticipo all’interessato — inclusi, quando ci sono, i criteri di funzionamento dell’IA applicata alla procedura.
Poi ci sono le persone: nuove tutele per il benessere dei dipendenti, permessi specifici in caso di malattie gravi, misure di sostegno alla genitorialità, una disciplina più chiara del lavoro a distanza e un investimento esplicito sulla formazione continua, anche sull’uso consapevole dei sistemi algoritmici.
I numeri del CCNL Sanità 2025-2027
Ci sono, e non sono piccoli:
- incremento medio a regime: 209 euro mensili, pari al 7,76% sul triennio;
- personale infermieristico: 240 euro mensili, oltre l’8%, grazie alle risorse aggiuntive per la specificità infermieristica, la tutela del malato e chi lavora nei pronto soccorso;
- arretrati: con decorrenza dal 1° gennaio 2025;
- platea: 592.638 dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Poi sugli aspetti più economici e normativi ci tronerò: ora mi preme sottolineare è che per la prima volta che nel comparto più grande del pubblico impiego italiano si è messo per iscritto che una macchina può suggerire, e che a decidere — e a rispondere — è sempre qualcuno che ha un nome.
Una precisazione necessaria
Quella del 29 luglio è un’ipotesi di accordo. Il testo deve ora passare al vaglio degli organi di controllo, secondo la procedura dell’art. 47 del d.lgs. 165/2001: solo al termine di questa fase il CCNL Sanità 2025-2027 potrà essere sottoscritto in via definitiva ed entrare in vigore. È un passaggio che non va dato per scontato e che spiega perché, in queste settimane, si parli ancora di ipotesi e non di contratto vigente.
Poi comincerà la parte più difficile, quella che nessun testo può garantire da solo: farlo accadere davvero, azienda per azienda, reparto per reparto.
Antonio Naddeo
Age Management nella Pubblica Amministrazione: il dialogo tra generazioni
Age Management nella Pubblica Amministrazione: la mia intervista su mentoring, dialogo tra generazioni e intelligenza emotiva, con EQ Biz by Six Seconds.
Vietato chiedere aiuto a chi sa: il divieto di incarichi ai pensionati nella PA
Il divieto di incarichi ai pensionati nella PA nasce dalla spending review 2012. Con un terzo dei dipendenti in uscita, oggi è un ostacolo: ecco perché.
Le famiglie professionali non sono l’organigramma con un nome nuovo
Cosa sono le famiglie professionali nel pubblico impiego, chi le definisce e perché in molti enti sono diventate l’organigramma con un nome nuovo.


Rispondi